Viaggio fai da te in Laos, lo smeraldo del Sud-Est

Una natura lussureggiante, un’atmosfera di magico relax, un popolo gentile e sorridente: vi porto nel mio viaggio fai da te in Laos, tra battelli lungo il Mekong, nuove e antiche capitali, e una (ex) mecca dello sballo

Relax, natura incontaminata, sorrisi: sono i primi tre ricordi che mi vengono in mente quando penso al Laos, il mio ultimo viaggio in Indocina (per ora…). Se desiderate visitare una terra incredibilmente lussureggiante, lontana dal tempo e dalla frenesia del mondo, dove il senso di pace raggiunge livelli estatici, avete trovato il posto per voi. È questa infatti l’essenza del Laos e, attirata dalla sua fama, sono partita come al solito piena di entusiasmo e senza prenotare nulla: come negli altri Paesi del Sud-Est asiatico che ho visitato, è andato tutto liscio come l’olio.
Ho voluto seguire il romantico consiglio che mi hanno dato in tanti, e che ora do a voi: entrare in Laos passando dalla Thailandia, viaggiando in barca lungo il Mekong fino all’antica capitale. E così ho fatto. Atterrata a Bangkok, dopo qualche giorno di mare nell’isola di Ko Samet ho preso un bus notturno per Chiang Rai, città all’estremo Nord a pochi chilometri dal confine, e da lì sempre in bus ho raggiungo la città di Huay Xai: finalmente Laos! Pronte per scoprire insieme le varie tappe di questo viaggio estatico? Eccovi intanto la mappa.

viaggio fai da te in laos

IN BATTELLO SUL MEKONG
La prima tappa era Luang Prabang, l’antica capitale reale. Per raggiungerla si poteva andare anche via terra, ma il fascino della navigazione lungo il Mekong non lo batte certo un pullman, pur veloce che sia. Le opzioni in questo caso erano due: un viaggio di un solo giorno in “speedboat”, piccola imbarcazione per pochi passeggeri, oppure uno di due giorni su una “slowboat”, un battello decisamente più confortevole. Ho scelto la seconda opzione, anche perché la prima me l’avevano sconsigliata più che caldamente: viaggi quasi senza sosta e alla velocità della luce, seduta e strizzata in mezzo ad altri poveri disperati.

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E finalmente il viaggio, quello vero, poteva iniziare! In pochissimi minuti dalla partenza, il battello si è addentrato in una natura incontaminata. Sulle sponde si vedevano solo piccoli villaggi sparsi qua e là, alle loro spalle colline ricoperte da una fittissima vegetazione. Ho visto il paesaggio sia immerso in una poetica nebbia, con tanto di improvvisi acquazzoni tropicali, sia risplendere di un verde smeraldo contro il cielo tersissimo. Ma il paesaggio era anche “umano”: oltre ai turisti c’erano molti locali che salivano e scendevano dal battello, che ha fatto diverse tappe lungo il fiume.
Per la notte ci siamo fermati a Pak Beng, un piccolo villaggio nel bel mezzo della giungla. La vista sul fiume era a dir poco spettacolare, e di notte il buio era fittissimo. Per dormire ho scelto la guesthouse una volta arrivata (è possibile prenotare già sul battello ma è più caro).  La scelta era varia e i prezzi anche.

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LUANG PRABANG
Ripartiti la mattina successiva, dopo circa sei ore siamo arrivati a Luang Prabang, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. In tutti i miei viaggi in Asia penso sia una delle città che più mi ha colpito, ha un fascino disarmante. È il biglietto da visita perfetto del Laos, perché racchiude in sé quella caratteristica che lo rende tanto speciale: l’atmosfera rilassata in cui il tempo trascorre con incantevole lentezza. Il centro storico si trova su una penisola bagnata da un lato dal Mekong e dall’altro dal fiume Nam Khan. Le guesthouse non si contano, non vale nemmeno la pena cercare sulla guida: si entra, si vede la camera e si sceglie. Ce n’è per tutte le tasche, anche se i prezzi sono un po’ più alti rispetto alla media del Paese.

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A Luang Prabang l’eleganza del colonialismo francese e il sapore dei tropici si sposano a meraviglia. In sé la città non ha luoghi di particolare interesse (a parte qualche bellissimo tempio), ma solo passeggiare lungo le sponde dei fiumi, dove ci sono deliziosi negozietti di artigianato e invitanti caffè, incrociando qualche monaco buddista, fa passare la voglia di partire. E infatti sono rimasta ben sei giorni, una rarità per me.
Per assaporare appieno questa meravigliosa quiete non dovete perdervi l’Utopia, un bar/ristorante immerso in un giardino tropicale, con una piattaforma di legno a ridosso del fiume Nam Khan. Io andavo tutte le sere a fare l’aperitivo e a gustarmi il tramonto: abbandonatevi tra i cuscini, mangiando patate fritte, bevendo Beerlao (la birra locale) e perdendovi in quel splendido panorama laotiano.

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Ecco poi un paio di visite turistiche fuori porta. Ho visitato le cascate di Kuang Si all’interno di un bellissimo parco. Sono spettacolari, assolutamente un must in un viaggio in Laos, ed è anche possibile fare il bagno nelle pozze di acqua limpidissima. Io sono andata in scooter con un ragazzo olandese conosciuto in viaggio, altrimenti basta rivolgersi a una delle tante agenzie che organizza il tutto, spendendo di più ovviamente. Troverete anche un recinto con degli orsi: sono stati salvati dal commercio della bile, molto apprezzata in Asia purtroppo. Oltre a godervi le cascate, andate fino in alto dove si forma una specie di laghetto, un paradiso terrestre! È facilmente raggiungibile con un trekking, la salita rassoda!

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Poi, esperienza bellissima, ho visitato un centro di recupero per elefanti, un ricordo che ancora mi fa battere il cuore. Attenzione: non sovvenzionerei mai chi fa business sullo sfruttamento degli animali, e in Asia ci sono tante di queste attività per cui fate sempre i dovuti controlli. L’elefante per moltissimo tempo è stato il simbolo del Laos, si narra ce ne fosse un milione, mentre ora ne sopravvivono poco più 2.000 di cui metà in cattività. Ho potuto montare l’elefante direttamente sedendomi sul suo collo, e aiutata dal “mahout” (chi lo addestra e se ne prende cura) abbiamo fatto il bagno insieme nel Mekong.

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VANG VIENG
La mia villeggiatura da signora per bene nell’antica capitale era ormai volta al termine: ad attendermi c’era Vang Vieng, conosciuta per la bellezza dei suoi paesaggi e per la possibilità di fare sport estremi. Il fiume che l’attraversa infatti, il Nam Song, attira gli amanti del kayak, il rafting e il tubing, sport che consiste nel farsi trascinare dalla corrente appollaiate su grandi camere d’aria a forma di ciambella. Un tempo conosciuta per i suoi rave allucinanti, alcol e droghe a profusione e musica a tutto volume fino all’alba, dopo l’ennesimo turista morto nel fiume (fare rafting da strafatti non è buona cosa), la mecca dello sballo si è data una calmata, tornando a un divertimento più sano.

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Infatti, di tempo per annoiarsi non ce n’era! Di giorno facevo escursioni in bicicletta con dei ragazzi conosciuti appena arrivata: si pedalava lungo strade sterrate in mezzo alle risaie, attraversando villaggi con case di paglia dove la gente ti salutava con un sorriso. In agosto gli acquazzoni sono nella norma, così si finiva spesso bagnati fradici o ricoperti di fango, ma quando finalmente si raggiungevano le bellissime cascate e le lagune dove fare il bagno, si dimenticava tutto il resto. La sera poi si cenava in uno dei tanti bar/ristoranti lungo il fiume, con una vista spettacolare sulle formazioni carsiche.

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VIENTIANE
Ultima tappa del mio viaggio fai da te in Laos: da Vang Vieng sono andata in bus nella capitale, Vientiane, per salutare un mio amico tedesco che viveva lì. Non è paragonabile a Luan Prabang ma ha il suo fascino, grazie al Mekong che l’attraversa e all’usuale mix franco/tropicale. (Attenzione: per noi donnine è una città tranquilla, ma sconsigliavano di girare in motorino da sole di notte).
Il mio amico, prima di farmi fare un tour alcolico di Beerlao per i vari locali, mi ha portato al COPE Visitor Centre (COPE). Si tratta di una Ong che fornisce assistenza medica a chi ha subito gli orrori della guerra, in particolare arti artificiali e sedie a rotelle. Sì perché gli Stati Uniti ai tempi del conflitto col Vietnam hanno bombardato talmente tanto il Laos da fargli guadagnare il triste primato di Paese con il più alto numero di bombe per abitante (molte sono ancora inesplose). Il tutto senza aver mai dichiarato guerra. I documentari e le varie mostre sono un pugno nello stomaco. Si spera sempre che dagli errori del passato si possa imparare. Speriamo davvero.

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La sera successiva ho detto addio a questo Paese meraviglioso, prendendo un treno notturno alla volta di Bangkok. Sono rimasta davvero colpita per la gentilezza dei laotini, e il clima di relax che si respira a pieni polmoni. Non ho trovato quella caccia al turista tipica di altri Stati del Sud-Est, sia perché probabilmente non è nell’indole del suo popolo, sia perché il Laos sta uscendo ora da un lungo isolamento culturale. L’ambiente incontaminato, la vita rurale e le tradizioni ancora vive sono sì una grande attrattiva, ma anche il risvolto della medaglia: tra le nazioni più povere al mondo, il Laos ha un governo che teme l’apertura verso l’esterno e tiene sotto controllo la vita dei suoi abitanti. Lungi da me fare un’analisi delle condizione socio-politiche, ma chi vuole fare un viaggio e non una vacanza queste cose deve saperle. Con tutte le difficoltà che hanno affrontato e affrontano tutt’ora, l’amabilità dei laotiani è ancora più speciale.

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CONSIGLI DI VIAGGIO
Premessa: il mio viaggio in Laos risale al 2014 quindi fate i dovuti controlli. Inoltre era agosto, periodo di bassa stagione. Dovete perdonarmi ma ai tempi non avevo il blog e non prendevo ancora nota di nominativi, indirizzi, prezzi ecc. Ad ogni modo, sia a livello di trasporti sia di strutture in cui dormire, è tutto facile da trovare e a portata di mano (e di tasche).

Come arrivare
Come per tutti i miei viaggi in Indocina, esclusa la Malesia dove ho volato con Singapore Airlines, ho scelto Emirates, con cui sono arrivata a Bangkok dopo aver fatto scalo a Dubai. Se invece preferite atterrare direttamente in Laos, vi conviene cercare un volo per una delle grandi capitali del Sud-Est e poi uno interno con una low cost locale (ad esempio AirAsia).

Visto turistico
Viene rilasciato in aeroporto o presso quasi tutti i passaggi di frontiera (verificate in anticipo), e ha una durata di 30 giorni. Basta compilare un modulo e dare una foto tessera. Il pagamento non è in kip laotiani ma in dollari (35 ai tempi, ma per sicurezza abbondate) o in baht tailandesi a un cambio non conveniente però. Attenzione: non andate con dollari super datati perché non li accettano.

Come muoversi
Lasciate ogni fretta, voi ch’entrate: il Laos è abbastanza noto per non spaccare il minuto per quanto riguarda i trasporti, la loro flemma è a 360°. Niente di grave, solo per non farvi andare in ansia se amate la puntualità.
Nel mio viaggio in treno per Bangkok ho preso una cuccetta. A un prezzo economico si viaggia in totale sicurezza: non è in uno scompartimento ma resta lungo il corridoio (a una certa ora passa un addetto che sposta i sedili per creare il letto, tu tiri la tenda e sei a posto). La cuccetta più bassa è più spaziosa.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Alessandra ha detto:

    Il Laos secondo me è bellissimo, inspiegabilmente sottovalutato rispetto al resto dell’Indocina, io lo metterei al primo posto. E poi pare che sia uno dei posti più sicuri al mondo per donne che viaggiano da sole. Ovviamente anche io finivo da Utopia ogni sera :)) I migliori sleeping bus di sempre, ho fatto dormite da 9 ore filate! Se si ha tempo meritano anche le 4.000 islands, mi hai fatto venire nostalgia 😉

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    1. Non sai che nostalgia è venuta a me, per ogni articolo è così! Un giorno vorrei tornare e fare le isole che dici tu e poi anche Nong Khiaw e Muang Ngoi Neua che ho saltato per mancanza di tempo, ma mi han detto che sono una meraviglia! Il problema è che sto mondo è trooooppo grande 😅

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  2. illettorecurioso ha detto:

    Se non erro Avevo visto per la prima volta i paesaggi del Laos in una stagione di Pechino Express e ho pensato fosse un luogo stupendo. Adesso ne ho avuta la conferma!

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    1. Ti confermo la bellezza del Laos (non Pechino Express che alla fine lo perdo sempre!). E l’atmosfera è davvero unica, mettilo nella lista dei viaggi da fare 😉

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