Dovremmo tutte cucinare in ostello

Esatto: dovremmo tutte, una volta nella vita, preparare colazione/pranzo/cena nella cucina di un ostello. E pure la merenda. È un’esperienza che va fatta, a tutte le età, senza distinzioni. E perché? Perché c’è solo da imparare. Ti rendi conto di quanto sia grande il mondo, e di quanto giri a una velocità che nemmeno immagini.
È talmente facile conoscere persone provenienti da ogni parte del globo, soprattutto in un ambiente conviviale come una cucina. Mentre butti la pasta o affetti la verdura, iniziano le solite conversazioni “Di dove sei – Dove sei stata – Dove vai”, che spesso rimangono lì in superficie, ma altre volte vanno più in profondità, ed è qui che sta la vera bellezza.

cucinare in un ostello
La cucina dell’Urban House a Copenaghen (www.urbanhouse.me)

Così, mentre sorseggi tè e mangi biscotti, al tavolo con te a fare colazione c’è una famiglia indiana di Londra (madre, padre e due gemelli) che cucina la tipica English breakfast (uova, bacon e tutto il resto). Dopo cinque  minuti i due bambini li vorresti ficcare nel forno perché continuano a litigare, ma quando la madre ti chiede scusa con un sorriso che illumina ogni cosa nel raggio di due metri, vorresti addirittura farti adottare.
Poi fai due chiacchierare con la cilena che da quattro anni vive a New York, a Brooklyn: paga 2.000 dollari di affitto per un minuscolo appartamento, e per mantenersi fa tre lavori (insegnante di sostegno la mattina, baby sitter il pomeriggio, pr attaccata al computer da casa la sera).
E
d ecco la tedesca di origini turche, che tra poco lavorerà come ragazza au pair in Australia per sei mesi, e per altri sei andrà alla scoperta di quell’enorme Paese, sperando che un ragno o un serpente non la faccia fuori.
Quindi il ragazzo irlandese, che arriva e mette la musica a palla senza farsi troppi problemi, poi ci chiacchieri e capisci che non è così idiota come sembra, anzi ti offre pure uno dei dodici hamburger che sta preparando: “Cucino sempre per gli amici e per chi vuole unirsi” (ottima tattica per tirar su senza troppe pretese).
E
 ancora, la fanciulla anglo/irlandese che si è trasferita nel Nord della Norvegia per accompagnare i turisti alla ricerca dell’aurora boreale. Guardando la sua pelle lunare, ti rendi conto di quanto sia bello vivere in un Paese che vede la luce tutti e dodici i mesi dell’anno.
E per concludere, origli i discorsi della coppia della California, lui italo/americano e lei romana, che devono decidere in quale capitale europea trasferirsi per dare una svolta. E ti dici che per un compagno di viaggio così, ogni tanto rinunceresti volentieri a partire in solitaria.


Insomma, puoi passare tutta la tua esistenza nella stessa città in cui sei nata, nello stesso Paese, anche a 20 metri dal palazzo in cui sei cresciuta con i genitori. Ma quando esci dal tuo cantuccio così rassicurante, ti ricordi che la vita può offrirti mille infinite possibilità, perché quello che conosci non è niente di più e niente di meno che un piccolo, infinitesimale tassello di questo enorme puzzle chiamato “mondo”.
A te la scelta.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. agrumiviaggiatrice ha detto:

    tenera l’idea del cucinare in ostello, anche se poi, anche cucinare in una casa di fuori sede quando i tuoi coinquilini sono un’australiana, una russa e un sud africano e i tuoi amici svizzeri e del singapore e tedeschi, non è che sia poi tanto diverso!
    E impari ad essere felice quando cucinano le uova strapazzate col salmone anche per te, la mattina.

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    1. Invitami a colazione allora 😀 Io però alla pizza appena uscita dal frigo di due amici dell’Alaska ho detto di no, non ce l’ho fatta!

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      1. agrumiviaggiatrice ha detto:

        Ahahah, tutto ha un limite!!

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