Niente come il viaggio ci insegna ad accettare (e apprezzare) la diversità

Inizialmente questo articolo de “Il Sole 24 ore” l’ho ripostato ieri solo sulla pagina Facebook, ma una bella discussione mi ha ricordato quanta gente (anche chi ti sta vicino) sia brava a sputare sentenze sugli altri popoli, soprattutto quando non esce dall’Italia da un’eternità. È sempre facile disapprovare culture, religioni e tradizioni diverse dalle proprie, è sempre facile dare giudizi sentendosi superiori e soprattutto “più civili”. Muovessero il culo ogni tanto per andare oltre confine, così magari capiscono che il loro modo di vivere non è l’unico e il solo. Attenzione però al rischio di aprire la mente.

il viaggio insegna ad accettare la diversita

Sempre più intolleranti ma viaggiare ci rende aperti verso le differenze
Fonte: Il Sole 24 ore

di Alessia Maccaferri

Il mondo sta diventando sempre più intollerante, ma il viaggio potrebbe essere la giusta chiave per il cambiamento. Lo confermano i dati dello studio The Value of Traveling di momondo.it, piattaforma digitale per la ricerca di voli e hotel, secondo cui nel 2019 il 49% della popolazione mondiale ritiene che il livello di tolleranza verso il diverso sia diminuito notevolmente negli ultimi cinque anni. Ma esiste una via d’uscita: il viaggio. Il 70% delle persone nel mondo afferma che il viaggiare li ha resi molto più tolleranti e positivi verso le altre culture e il 68% che il viaggio li ha aperti ad accogliere differenze e diversità.
The Value of Traveling di Momondo, giunto alla sua seconda edizione (la prima nel 2016), ha coinvolto un campione di 7.300 individui in 18 Paesi nel mondo – compresa l’Italia – con l’obiettivo di dimostrare che esiste una stretta correlazione tra viaggiare e lo sviluppo di una maggiore fiducia nei confronti delle persone di culture, religioni e Paesi diversi, mettendo in evidenza il ruolo del viaggio come strumento per abbattere ogni forma di barriera tra i popoli del mondo.

Il test del Dna
Momondo – realtà internazionale fondata nel 2006 con sede a Copenhagen e gestita da Kayak, società indipendente di Booking Holdings Inc – lanciò un paio di anni fa un video molto condiviso sui social (visto 500 milioni di volte) intitolato Dna Journey. Il concorso metteva in palio decina di test del dna per celebrare la diversità racchiusa in ciascun individuo e allo stesso tempo scoprire le origini comuni dell’umanità.
“L’obiettivo di momondo è quello di incoraggiare le persone ad essere curiose e aprirsi al mondo che le circonda, usando il viaggio come strumento per conoscere. Da anni siamo impegnati in iniziative e progetti a sostegno delle diversità, perché crediamo fermamente che le nostre differenze possano essere un punto di forza, per creare solidarietà e ispirare il mondo” ha detto oggi alla presentazione dell’indagine Cristina Oliosi, spokesperson per momondo.it.

Il contributo dei millennial
Il 59% delle persone intervistate dichara di essere diffidente verso gli altri (erano il 57% nel 2016) ma allo stesso tempo il 56% crede nel valore dei singoli per cambiare il trend e rendere la società più aperta. Dallo studio emerge chiaramente il forte valore attribuito dalle persone alla responsabilità dei singoli individui verso la società e il mondo e il potere del contributo che ognuno può mettere in campo innescare cambiamento. Infatti, per oltre due terzi della popolazione mondiale (69%) le persone hanno un ruolo chiave nel rendere il mondo più unito e, contestualmente, le singole persone hanno una forte responsabilità nell’alzare il livello di tolleranza e rispetto verso gli altri (56%).
“Sono soprattutto i millennial e la generazione Z a essere disaffiliate. Credono nel valore delle persone e nel loro impegno individuale per cambiare il mondo ma non hanno fiducia verso le istituzioni in generale” ha spiegato Elisabetta Ruspini, professoressa associata di Sociologia all’Università di Milano-Bicocca. “Inoltre i millennial, che ricordiamo per definizione sono connected, confident, open to change, sono viaggiatori che prediligono il turismo esperienziale e il contatto diretto con le comunità locali. Sono in bilico tra globale e locale”.

Quanto si viaggia?
Un trend che continua anche ai giorni nostri. Infatti, sebbene molte persone non abbiano la possibilità di viaggiare o farlo in maniera assidua, secondo l’indagine di momondo è forte la voglia di scoprire gli altri Paesi: generalmente, infatti, quasi la metà (46%) della popolazione mondiale effettua uno o due viaggi all’estero in un anno; quasi un quinto (20%) si sposta oltre confine più di tre volte nei dodici mesi e solo il 33% (1 su 3) non viaggia al di fuori del proprio Paese.
Tra coloro che viaggiano più di tre volte all’anno, la metà dichiara di aver acquisito più fiducia nel prossimo proprio grazie ai viaggi, mentre tra coloro che non si muovono al di fuori del proprio paese, 1 su 4 ha difficoltà a fidarsi di chi non conosce. Infine, il 59% dei rispondenti sostiene che se le persone viaggiassero di più ci sarebbero meno pregiudizi nel mondo.

Let’s Open Our World
momondo ha lanciato nel 2016 la piattaforma Let’s Open Our World, con l’obiettivo di promuovere iniziative che infondano coraggio ed ispirino le persone ad essere curiose e ad aprire le loro menti, per creare insieme un mondo migliore. Tra i progetti più significativi The Dna Journey (2016), Cisv (2017), Open World Projects e The Passport Initiative (2018).

 

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. amourisamore ha detto:

    Sono d’accordo con te. Finalmente qualcuno esterna la realtà di un mondo di lamentose mummie. In verità trovo molto menefreghismo nei millenials, soprattutto quanto concerne l’aggregazione col “diverso”.
    Suppongo che questa inclinazione ad essere aperti alle nuove esperienze sia maggiormente legata alla proiezione della propria vita reale nel tessuto virtuale dei social.
    Ottenere approvazione da persone estranee alla propria cerchia di amicizie perché si procede contro la corrente di pensiero attuale. Per esempio: Non viaggio però un mese sul cammino di Santiago me lo faccio perché è moda e otterrei like.
    Credo inoltre che non si sia tenuto conto delle reale intenzioni dei millenials, che in percentuale si dichiara diffidente ma allo stesso tempo aperto alla diversità. Se questa apertura è solo per ottenere una visibilità “sociale”, forse è travisato il reale senso di viaggio inteso come esperienza di vita e di crescita personale.
    Complimenti per averne ancora parlato e di “istigare” positivamente all’azione di questa pratica sana se fatta con le giuste premesse. 😉

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    1. Ma guarda io non ti so dire granché sulla questione millenials, ma di sicuro vedo che chiusure mentali di questo genere vengono da persone che vivono in posti piccoli dove tutti si conoscono, oppure fanno casa-lavoro lavoro-casa e vanno in vacanza da millenni nel solito posto. Meno hai a che fare con le persone, in generale, più ne hai paura e più hai pregiudizi. Spero solo che le nuove generazioni spendano meno in iPhone e più in viaggi!

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      1. amourisamore ha detto:

        Concordo con te su tutto.
        Ma sull’ultimo punto, gli iPhone, sono certo che non lo baratteranno mai per un viaggio.
        Sono contento comunque che tu abbia sollevato la questione. Brava come sempre!

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