Festival della Fotografia Etica 2018: un click sul mondo

Torniamo a Lodi per il Festival della Fotografia Etica, che con le sue mostre ci porta a spasso per il mondo e shakera la coscienza nei weekend di ottobre. Ecco il mio percorso

Come ogni ottobre che si rispetti, non si può mancare all’appuntamento del mese, di tutto il mese! Parlo del Festival della Fotografia Etica, in programma dal 6 al 28 ottobre a Lodi. Ci sono stata domenica scorsa e vi racconto cosa vi aspetta!
Come di consueto, ogni weekend le porte di antichi palazzi, chiese sconsacrate, ex conventi e biblioteche si aprono per farci vedere attraverso bellissimi reportage cosa succede nel mondo. Una pillola spesso amara ma indorata dalla capacità di questi fotografi, affermati e non, di dare un taglio personale e unico alla realtà che ci mettono sotto il naso. E addolcita dalla bellezza di Lodi, gioiellino della pianura padana perfetto per una girarella.
Già l’anno scorso vi avevo allietato con i miei consigli (qui c’è l’articolo), e quest’anno non potevo essere da meno: ecco il percorso che vi consiglio fra le 23 mostre per una giornata di pura fotografia (le info pratiche in fondo all’articolo).

festival della fotografia etica 2018
© Bente Marei Stachowske

Questa nona edizione del Festival l’ho trovata particolarmente potente, con praticamente tutti i reportge dedicati a temi impegnativi ma che, come si dice in due parole, “ci stanno”. Le mostre sono dislocate in 7 spazi espositivi (uno in più rispetto all’anno scorso) sparsi per il centro della città, raggiungibile in 5 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria. Intanto vi agevolo la mappa!

festival della fotografia etica 2018

Pronte? Iniziamo allora. Beati gli ultimi perché saranno i primi: partirei infatti da Bipielle Arte, il numero 7 a un passo dalla stazione, coi reportage commissionati dalle organizzazioni No Profit. Credo sia il più grande di tutto il percorso, per questo consiglio di vederlo appena arrivate piene di energia! I progetti sono tutti interessanti, ma il mio cuore ha battuto per “Mwavita – Nata in tempo di guerra” con gli scatti dell’italiano Marco Gualazzini: ritrae una Repubblica del Congo agghiacciante, dove lo stupro è pane quotidiano e le vittime vengono estraniate dalla società. Particolare il reportage “Strade che non conducono in nessun luogo”, in cui Johnny Miller con un drone delinea perfettamente come le infrastrutture stradali negi Usa possano separare le persone e creare, o aggravare, le disuguaglianze sociali.

festival della fotografia etica 2018
© Marco Gualazzini

Andiamo poi verso il centro al numero 6 della mappa, dove Palazzo Barni ospita lo spazio dedicato al concorso internazionale “World.Report Award” del Festival. Anche qui ci sono molti progetti, quindi vi voglio belle pimpanti! Impressionante quello di Paula Bronstein, premiata per la sezione Master con “Apolidi, abbandonati e indesiderati: la crisi dei Rohingya”, una minoranza etnica musulmana costretta a fuggire dalla Birmania verso il Bangladesh. Sono foto difficili da guardare, a volte troppo incentrate sulle lacrime secondo me, ma raggiungono l’obiettivo: divulgare nel mondo questa allucinante persecuzione.
Andiamo invece in Sud America con la mostra “Terra Rossa” di Tommaso Protti, premiato per la sezione Spotlight. Ci mostra un’Amazzonia molto lontana dallo stereotipo di terra incontaminata e lussureggiante abitata da tribù locali: quella che si vede è una vera e propria favela verde, in cui regnano violenza e narcotraffico.

festival della fotografia etica 2018
© Paula Bronstein

Sempre nell’ottica dell’energia necessaria per vedere tanti reportage insieme, vi consiglio di andare a palazzo Modigliani, il numero 5, tra i miei preferiti per gli scatti esposti.  La mostra “L’era dopo Boko Haram” di Adam Ferguson, coi ritratti delle ragazze nigeriane sopravvissute alla pazzia di questo gruppo di fondamentalisti islamici, è delicata e potente al tempo stesso. Rapite e destinate a essere usate come carne da macello per attentati suicidi, si sono ribellate e sono riuscite a fuggire.
Con Filippo Venturi invece ci spostiamo in Asia con due progetti: “Fabbricato in Corea” e “Sogno coreano”. Due mondi completamente diversi, quello della Corea del Sud e del Nord, con un salto temporale di decenni! Velata di maliconia la mostra dal titolo “Vite afgane” di Shah Marai, fotografo ucciso lo scorso aprile in un attentato a Kabul.

festival della fotografia etica 2018
© Adam Ferguson

Direi che con questi prime tre spazi espositivi abbiamo affrontato i pesi massimi del festival, con il maggior numero di mostre. A questo punto vi porterei in Via Fanfulla che riunisce altri spazi. Partiamo dal numero 3 nella Cavallerizza, l’ex convento di San Domenico appena riaperto e restituito ai lodigiani. Come nel numero 6, ci sono scatti premiati al “World.Report Award”, questa volta nella categoria Single shot. A darvi il benvenuto la meravigliosa cioccolatina sorridente ritratta da Bente Marei Stachowske, che vedete all’inizio dell’articolo: nonostante stia vivendo il dramma dell’immigrazione clandestina, mostra le sue gengivine in tutto il loro splendore. Per questo l’ho scelta come foto di apertura, mai perdere la speranza.
Al numero 2 invece, nella Chiesa sconsacrata di San Cristoforo, ci sono alcune mostre perfette, e non, per chi ama gli animali. Perfetta quella con una selezione di foto di Ami Vitale sulla salvaguardia dei rinoceronti in Kenya, non perfetta quella sugli allevamenti intensivi di animali per pelletteria: grande Paolo Marchetti che con “Il prezzo della vanità” spero faccia passare la voglia di comprare pellicce!

festival della fotografia etica 2018
© Ami Vitale

E concludiamo con il numero 1 nell’ex Chiesa dell’Angelo, con il progetto di Mary F. Calvert dal titolo “La battaglia dall’interno: violenze sessuali nell’esercito”. Migliaia sono gli stupri che avvengono ogni anno nell’esercito americano, coperti e celati vergognosamente. Storie di donne che non hanno avuto e non hanno vita facile. Ma come si fa a sentire storie simili nel ventunesimo secolo in una nazione che si proclama baluardo della civiltà?!
Il numero 4 presso la Biblioteca Laudense me lo sono perso lungo la strada, lo ammetto spudoratamente. E credo esponga la mostra più leggera di tutte, “Human Dog alimenta l’amore” di Silvia Amodio: protagonista il legame tra le persone e i propri animali. Spero me lo diciate voi com’era!
Quindi, se siete dalle parti di Lodi fate un salto al festival, merita davvero. Mi raccomando controllate il calendario degli appuntamenti, ci sono visite guidate dagli stessi fotografi. Ora vi lascio con le info pratiche, buona fotografia!

festival della fotografia etica 2018
© Sivlia Amodio

INFO UTILI

Dove
Lodi

Quando
Ogni sabato e domenica per tutto ottobre

Come arrivare
Lodi è un’uscita dell’autostrada A1 Milano-Roma. Se non volete prendere la macchina, la stazione ferroviaria è a un passo dal centro storico. Meglio fare il biglietto andata/ritorno perché la sera può esserci ressa in biglietteria.

Come acquistare il biglietto
Il biglietto è aumentato da 12 a 15 euro, ma con tutte le foto in mostra li perdoniamo! La biglietteria si trova in Piazza Broletto ed è aperta dalle 9:30 alle 20 in tutti i weekend del festival. Dopo il pagamento (solo contanti) vi daranno il depliant con la mappa e il programma, oltre a un braccialetto per accedere senza limite alle mostre e agli eventi collaterali durante tutto il festival.
PS: è possibile avere una riduzione con la tessera Coop e quella del Libraccio ad esempio, date un occhio alla lista degli sconti.

Dove mangiare
Se volete mettere le gambe sotto il tavolo ci sono ristoranti convenzionati, trovate l’elenco nel depliant. Visto che sono un’abitudinaria, vi consiglio di nuovo il Caffè Letterario in Via Fanfulla 3 (la stessa dove si trovano i punti 1, 2 e 3 del percorso espositivo), il cortiletto è una piccola perla.

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