Paturnie solitarie: in Vietnam senza poter prelevare

Perché prima o poi capita sempre quell’episodio che ti fa dire: “Ma a me, ma chi cazzo me lo ha fatto fare di partire da sola???”. E le paturnie si impossessano di te. Ma poi quando ci ripensi (a distanza, sia ben chiaro) si trasforma in un pittoresco aneddoto che ha dato quel sapore in più al tuo viaggio!

E dopo avervi allietate con la prima paturnia solitaria in Thailandia, è giunto il momento di parlarvi di quella in Vietnam! Money money money, questo è il problema! Ma andiamo per gradi…
Parto super felice all’idea di passare un mese intero tutto per me nella mia amata Asia! L’inizio è col botto: la capitale Hanoi soprannominata la “Dama d’Oriente”, la crocierina nella baia di Halong, e un tour a Sapa sulle montagne al confine con la Cina! Non son passate nemmeno due settimane dal mio arrivo e sono galvanizzatissima! 

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Torno ad Hanoi per proseguire con varie tappe verso Sud, da dove prenderò il volo per l’Italia. I contanti cominciano a scarseggiare, così vado nel primo sportello ATM che trovo abilitato per i circuiti internazionali. Dovete sapere che già di mio mi agita prelevare all’estero, ho sempre paura qualcosa vada storto. Per di più, mi trovo di fronte un cartello con tanto di immagine che avvisa: “Se la tastiera e lo schermo appaiono diversi da questa foto, non effettuate operazioni perché si tratta di una truffa”. Iniziamo bene. Massimo relax. Sudando come di prassi, inserisco il bancomat e seguo tutti gli step. La sudorazione aumenta a ogni passo ma faccio tutto per bene, aspetto quindi escano i soldi… al loro posto però mi trovo una ricevuta che dice: l’operazione non è andata a buon fine. SAREBBE?!?! Riprovo. Stesso risultato. Vado in altri sportelli e la risposta è uguale, nonostante il bancomat sia abilitato non c’è ombra di denaro. Provo allora con la carta di credito ma niente, manco questa funziona, il pin è errato! Ma come è possibile?!?
Porto la mente a poche settimane prima, in Italia: chiamo in banca e mi garantiscono che posso prelevare con il bancomat in Vietnam, e da ligia che sono verifico che il pin della carta sia corretto. Ma allora, MA CHE CAZZO SUCCEDE?!?!? Sono talmente sudata che scivolo nelle ciabatte.

Torno alla guesthouse, provo a saldare il conto con la carta di credito e va tutto liscio. Riassunto: non posso prelevare né con il bancomat né con la carta di credito, ma almeno riesco a “strisciare”.
Chiedo allora se posso fare un pagamento fasullo in cambio di contati ma non accettano, pare sia illegale. Ok, adesso sono ufficialmente entrata  in uno stato di semi-panico, semi-bloccato da un semi-training autogeno inventato sul momento.

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Stare a 13.000 km da casa senza una fonte diretta di denaro non mi piace per un cazzo, soprattutto perché i contanti stanno finendo e ho ancora più di due settimane di viaggio davanti. Potrei chiamare la banca in Italia e chiedere spiegazioni, ma i dollari per l’interurbana preferisco tenerli per mangiare (ai tempi, nel 2012, WhatsApp e la connessione internet sul cellulare erano fantascienza).
Prendo il night bus per Hoi An, ed è qui che nasce un’abitudine che non ho più perso: metto i contanti nel reggiseno per paura me li rubino. I dong vietnamiti nella tetta di destra, i dollari americani in quella sinistra. Per l’ansia mi si chiude lo stomaco e non mangerò per due giorni. Per di più il bus si rompe, e invece di metterci 10 ore per portarci a Hoi An, ce ne mette 18 per farci passare una notte a metà strada, a Huè.
In queste ore ripenso a un articolo letto il giorno prima: un vietnamita che viveva da anni in Germania, era ritornato in patria per aiutare i bambini di strada a Saigon. Era rimasto sconvolto quando aveva scoperto che di notte dormivano sugli alberi per paura di essere picchiati. Mi vedo già abbarbicata su un ramo insieme a loro.

Le bettole dove dormo di solito vogliono solo contanti, quindi per il resto del viaggio andrò all’estenuate ricerca di ostelli o guest house che accettino carte di credito (ho un budget che non posso superare). A Huè trovo una stanza a cifre decenti in un albergo, e grazie a Dio una santa alla reception mi fa “strisciare” per una cifra molto più alta e mi dà la differenza in contanti. Tutti soldi che vanno nelle tette. Un mio amico poi vuole spedirmi dall’Italia denaro tramite la Western Union ma non accetto, finché non sono nella merda non accetto mai (sono fatta male lo so). Intanto stresso ogni malcapitato che incontro per sapere se ha mai avuto problemi simili. Nessuno, “solo” clonazioni o furti.
Arrivata a Hoi An faccio una fatica tremenda a trovare alloggio, alla fine mi accordo con una guest house: non hanno il POS ma mi fanno pagare con la carta di credito presso il negozio di un loro amico. La padrona tra l’altro è simpatica come una cicca nei capelli, e quando mi accompagna da questo famoso amico devo “strisciare” la carta 5 volte perché non prende: a ogni tentativo l’astio verso di  me aumenta, insieme al mio rischio di infarto.

Insomma il viaggio prosegue, ma non è il massimo. Quando ormai manca poco al rientro, incontro una coppia di italiani carinissimi e lei, che di nome fa Adriana, mi guarda dritta negli occhi e dice: “Se hai bisogno di soldi, te li presto io”. E so che è sincera. Una sconosciuta che ti vuole dare una mano in una situazione simile è commovente. Sarà che mi guarda come fossi Wonder Woman perché viaggio da sola… io in quel momento però mi sento Calimera piccola e nera.
Quando torno in Italia chiamo la banca: il Vietnam è a rischio truffe, per cui per prelevare bisogna fare attivare il bancomat, l’impiegato non mi aveva avvisato. Coglione. Mi hai rovinato mezzo viaggio e per questo non ti perdonerò mai. Ma mi sono arrangiata e ce l’ho fatta, e di questo sarò fiera sempre.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Elle Estenvoyage ha detto:

    Non ho parole! Anche io mi ero ritrovata da sola a New York senza contanti e con bancomat non funzionante (in parte per colpa mia in parte per colpa dell’impiegato!) e non avevo osato chiedere agli airbnb di pagargli due giorni a caso per avere dollari… Dovetti scroccare tutto (metro, cibo) ma mia madre lo racconta ancora adesso… E io ho trovato proprio oggi la busta che mi aveva passato il Couchsurfer, con 40 dollari dentro ❤ Insomma, sul momento panico ma poi a ripensarci fa ridere, e le gentilezze ricevute fan tenerezza 🙂

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    1. Sì esatto dopo ci ripensi col sorriso, al momento un’ansia però! Da allora comunque porto sempre più contanti del dovuto, mi è rimasta la paura di non poter prelevare😶

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      1. Elle Estenvoyage ha detto:

        A me invece è quasi dispiaciuto avere di nuovo le carte funzionanti! Meno divertimento! Anche se certi ristorantini sono ben contenta di non essermeli persi…

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