Boat sharing: la condivisione è sempre più “navigata”

Lo sapete che oltre alle case, alle auto e ai soggiorni si può condividere anche la barca? Mal di mare a parte (nel mio caso sfigato) l’importante è poter viaggiare e permettersi quello che diversamente non si potrebbe fare, come appunto una bella vacanza al largo. Sono molti infatti i servizi di boat sharing nati negli ultimi anni, per rendere una vacanza di lusso accessibile a tutti.
In questo articolo “Repubblica” parla di alcune piattaforme e startup molto interessanti per chi ama un viaggio lontano dalla terra ferma! I nomi poi sono tutto un programma: da GoSaily a Holaboat, da Sailsquare a Mainanow!

boat sharing

Boat sharing: è il mare la nuova frontiera dei viaggi condivisi
Fonte: Repubblica

Per molti la barca è un sogno irrealizzabile. Ma se si riescono a dividere le spese con altri appassionati del mare anche una vacanza al largo può diventare realtà. Per questo anche da noi si stanno moltiplicando siti specializzati nella condivisione di imbarcazioni. Dopo hotel, appartamenti, automobili, autobus la sharing economy piazza un altro tassello nell’affollato mosaico del settore viaggi.

di Marcello Gelardini

La sharing economy prende il largo. Nel vero senso della parola. Perché, dopo soggiorni e trasporti, un altro muro sta per cadere. Basta città, case, alberghi, strade e autostrade: ora, grazie all’economia partecipata, si salpa. Il boat sharing ha tutte le caratteristiche per diventare la nuova frontiera della condivisione. Così come fanno, ad esempio, Uber e BlaBlaCar per le auto, Airbnb per le stanze, GoGoBus per i pullman ora anche chi vuole prenotare una barca potrà farlo dal proprio computer, contattando direttamente gli armatori e risparmiando tantissimo. Il fatto di ‘dividere’ con altre persone un viaggio o un soggiorno – in hotel come in appartamento – negli ultimi anni sta consentendo a molta gente di organizzare delle vacanze altrimenti difficilmente praticabili. Non tutti, infatti, possono permettersi un’automobile comoda o una stanza di lusso. Ma la barca è un altra cosa: a parte i costi stratosferici, ci sono tutte quelle spese accessorie (carburante, attracco, rimessaggio, dotazioni di bordo) che trasformano la navigazione in un salasso.

Con il boat sharing tutti possono vivere il mare a 360° – Eppure gli appassionati del mare nel nostro Paese sono centinaia di migliaia. La maggior parte, però, si deve accontentare di un soggiorno sulla terra ferma. Impensabile, per loro, vivere il mare appieno. In tanti hanno perciò pensato a come colmare questo vuoto, trovando la soluzione proprio nella condivisione. Così, negli ultimi anni, anche in Italia – sulla scorta di quanto avvenuto nel resto del mondo con piattaforme come Boatbound, GetMyBoat, Barqo, Sharemysea – sono sorti molti servizi di boat sharing, ognuno con la sua filosofia, ognuno con la sua idea di vacanza. C’è chi offre escursioni di un giorno e chi mini-crociere, chi punta a far incontrare persone con gli stessi gusti, chi vuole aiutare chi una barca già ce l’ha, chi fa da semplice intermediario e chi si pone come vero e proprio agente nautico, chi si concentra sul Mediterraneo e chi invece allarga i propri orizzonti. Ecco le loro storie.

Sailsquare: l’economia partecipata sale a bordo – Una delle piattaforme più interessanti (e famose) è sicuramente Sailsquare, startup innovativa nata ormai cinque anni fa, che conta qualche decina di migliaia di utenti registrati e centinaia di armatori che collaborano col portale. Qui i viaggi in barca (soprattutto a vela) sono organizzati direttamente dalla community. Chi vuole salpare da solo o con i propri amici può chiedere un’imbarcazione a noleggio per il periodo che gli occorre, come si è sempre fatto. Chi, invece, ha in mente un itinerario ma non ha soldi a sufficienza per trasformarlo in realtà può proporlo e attendere che altri compagni di viaggio si facciano sotto. Ma ci si può anche aggregare a viaggi già organizzati, potendo persino vedere chi sono gli ospiti già prenotati. Per gli skipper ‘navigati’ (l’esperienza al timone è verificata e certificata dal sito) c’è l’opportunità di candidarsi a guidare un gruppo – in cambio di un posto gratis in cabina – e iniziare a cercare una brigata che lo accompagni. Recentemente, poi, Sailsquare ha anche aperto le porte agli armatori: per condividere traversate con altri viaggiatori o far scoprire a nuova gente itinerari sconosciuti, rientrando in parte delle spese sostenute per mettere in acqua la barca. In questo modo anche una vacanza, ad esempio, nel Mar dei Caraibi, nel Sud-Est asiatico o nei Mari del Nord potrebbe non costare una fortuna.

Con MedBoat si può sognare di essere un armatore – Altro nome noto tra addetti ai lavori e appassionati è MedBoat, portale con una vocazione più ‘italiana’ e con un modello di business che assomiglia in misura maggiore ad una via di mezzo tra multiproprietà e noleggio a lungo termine. Ideale per chi vuole prendere la stessa barca più volte, anche in periodi ravvicinati, per un fine settimana ‘al largo’ o per una breve vacanza lungo le coste del nostro Paese. Diventando ‘socio member’ della piattaforma, infatti, si stipula un contratto di un anno che da’ il diritto di utilizzare un’imbarcazione – sempre quella – per un totale di 90 giorni nell’arco dei dodici mesi; basterà consultare il calendario delle disponibilità (costantemente aggiornato sul sito) e prenotare il noleggio. Il resto lo farà il team di MedBoat: dotazioni, rifornimento del carburante e della cambusa, manutenzione del motore, pulizie e volendo anche la formazione necessaria a manovrare la barca. Il cliente dovrà solo presentarsi al porto e salpare. È come se, per quel periodo, fosse lui il proprietario della barca, potendo andare dove meglio crede. Ma per chi culla il sogno di diventare armatore o co-armatore c’è l’opzione ‘socio owner: grazie ad accordi con importanti cantieri navali, si può acquistare un’imbarcazione (scegliendo tra alcuni modelli proposti) e pagarla affittandola agli altri utenti ‘member’ (in ogni caso al massimo sette) – sempre con l’intermediazione del portale – naturalmente nei periodi in cui non è occupata dal proprietario. Anche qui la parola d’ordine è ‘barca a vela’. Unico limite: i porti sono tutti tra la Toscana e la Liguria.

Holaboat: il mare diventa un’esperienza unica – Far incontrare appassionati di vela o piccoli armatori e amanti del mare è invece la missione esplicita di Holaboat, startup sardo-ligure tutta al femminile che ha puntato proprio sul boat sharing. Unendo le rispettive competenze nel settore delle vacanze e negli sport velici, le due fondatrici hanno pensato di offrire un servizio misto: una giornata in barca per condividere però delle brevi esperienze turistico-culturali a prezzi contenuti; escursioni lungo costa, battute di pesca, pernottamenti a bordo con la formula del boat&breakfast. Un modo nuovo per far innamorare del mondo della nautica anche i neofiti. È forse il servizio che più si avvicina, come funzionamento, a Airbnb e agli altri siti di sharing holidays: c’è un host (il proprietario della barca) che propone un’attività, indicando il porto di partenza, la data, la durata (ore o giorni), il numero delle persone che può accogliere la sua imbarcazione e tutti gli altri dettagli utili; ci sono gli ospiti che possono risparmiare sui costi. In pratica è la versione 2.0 del classico noleggio che di solito si fa nelle località di mare; solo che qui si prenota tutto via web, permettendo una pianificazione al proprietario della barca e consentendogli di abbattere le spese. Per questo, nonostante il cuore del progetto sia la vela, si possono trovare altri tipi d’imbarcazioni (gommoni, gozzi, ecc.). Grosso modo in tutta l’area mediterranea.

AtBoat, GoSaily e Antlos: gli altri non stanno a guardare – La varietà di proposte è invece l’obiettivo con cui è sorta AtBoat, ultima nata tra le startup per il noleggio condiviso di barche. A seconda del tipo di vacanza che si vuole fare ci sarà l’imbarcazione più adatta: dal piccolo gommone al mega yacht, dai panfili ai catamarani, sia a vela che a motore. Si può prenotare tutta la barca o condividerla con altri, con o senza equipaggio. Per gli armatori e i proprietari, invece, assomiglia a una bacheca di annunci: si aggiunge la propria barca, si carica una foto, si inseriscono le informazioni e si decide il prezzo. Interessante la funzione che permette di ‘visitare’ le imbarcazioni direttamente dal sito web. Un sistema che ricorda molto quello già rodato di GoSaily, altro portale per la condivisione di viaggi in barca, tra i più amati dai ‘naviganti’ (del mare e di Internet). Diverso è invece Antlos, che mette a disposizione i propri spazi agli skipper che offrono escursioni o pacchetti vacanze; perché la policy del sito prevede che le barche possono essere noleggiate solo con il comandante a bordo; per questo sono stati assoldati più di cento skipper, pronti a montare a bordo di qualsiasi imbarcazione.

Anche il posto barca non è più un problema: chiedete a Marinanow – E per chi, anziché la barca, avesse bisogno di un porto dove attraccare? C’è un servizio anche per questo: si chiama Marinanow. Come ben sapranno gli amanti del mare, non è per nulla facile trovare un posto barca, soprattutto nei luoghi di destinazione, peggio ancora se durante i mesi estivi; e se si trova può costare cifre esorbitanti. Così il team di questa italianissima piattaforma ha pensato bene di comparare, oltre alle imbarcazioni, le offerte di attracchi in oltre mille marine, in ogni parte del globo, ricalcando le orme delle piattaforme che individuano i parcheggi custoditi e pubblici per gli autoveicoli. Un settore che, dunque, è molto florido: in Italia, come nel resto del mondo, con cadenza periodica nascono nuove iniziative. Non è perciò un caso che anche i colossi delbooking si stanno gradualmente interessando a questo tipo di noleggio: l’esempio più lampante è lo stesso Airbnb, che ha rotto gli indugi aprendo un canale dedicato proprio alle prenotazione di posti letto sulle barche. Un modello di vacanza che sta prendendo sempre più piede e che, continuando con questi ritmi di crescita, viaggerà sempre più a gonfie vele.

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