Flixbus: tra due mesi il verdetto

E la telenovela Flixbus continua. Dopo avervi presentato la società mesi addietro, eccoci di nuovo qui a parlarne ma con un tono decisamente meno spensierato.
Speriamo questa buffonata abbia fine: come viene ben spiegato nell’articolo del “Corriere della Sera”, l’inserimento all’ultimo di un emendamento nel Milleproroghe sembra fatto apposta per estromettere Flixbus dal mercato, evidentemente a favore di qualche oscura presenza.
Quindi, tale norma definita non a caso “anti Flixbus” non solo danneggerebbe noi viaggiatrici, che non potremmo più viaggiare su gomma a poco e con tutti gli optional, ma creerebbe un danno economico non indifferente in termini di posti di lavoro, società di servizi e via dicendo. 
L’unica cosa è sperare in un rinsavimento del governo, e che gli ordini di modifica del provvedimento pro-Flixbus vengano applicati. Altrimenti saremo per l’ennesima volta il triste esempio di come gli interessi di pochi vadano a scapito di quelli di tutti. E direi che ne abbiamo un po’ le palle piene.

flixbus due mesi

Due mesi per salvare Flixbus

Ma il governo finora tace

Fonte: Corriere della Sera

A rischio i viaggi ad 1 euro per 3 milioni di passeggeri a causa di un emendamento del Milleproroghe che le impone di acquistare gli autobus per poter operare. Ora la multinazionale tedesca, presenta in 20 Paesi, si appoggia a 50 ditte di autotrasporto

di Fabio Savelli

Addio ai viaggi in autobus ad 1 euro. Addio al wi-fi a bordo, addio alle fermate negli autogrill per mangiare un pasto frugale facendo riposare il conducente. Ancora 60 giorni poi Flixbus sarà costretta a chiudere i battenti se non modificano la legge attuale retaggio di un emendamento del Milleproroghe inserito all’ultimo (di soppiatto) proprio per metterla fuori mercato. La multinazionale tedesca — il cui modello di business è basato su un’applicazione per smartphone che consente di prenotare viaggi su gomma con poco preavviso e pochi euro — è preoccupata perché quell’emendamento rischia di estrometterla dal mercato.

Si tratta di una norma, definita «anti-Flixbus» per l’appunto, che all’articolo 3 di un decreto legislativo del 2005 chiede un adeguamento al concetto di associazione temporanea di impresa. Imponendo alla capogruppo — cioè Flixbus stessa che utilizza una cinquantina di aziende partner ricavandone un margine di intermediazione — debba svolgere come attività principale il trasporto su strada. Flixbus — forzando un po’ il concetto l’Uber degli autobus — non ha né mezzi di proprietà, né autisti assunti.

Sebbene il provvedimento sia passato, sono stati accolti tre diversi ordini del giorno che impegnano il governo a rivedere le disposizioni “contro Flixbus” introdotte al Senato. Modifiche che l’esecutivo avrebbe in mente di inserire nel disegno di legge delega sulla Concorrenza ancora in gestazione in Parlamento da almeno due anni e senza che però nessuno ancora l’abbia incardinato verso un iter legislativo programmato e certo.

Secondo il deputato del Pd Sergio Boccadutri le norme «violano il principio della certezza del diritto, pregiudicano gravemente il legittimo affidamento degli operatori economici sulla normativa vigente, in base alla quale le aziende costruiscono il proprio business model e programmano i loro investimenti, e violano la concorrenza nel settore dei servizi automobilistici regionali di competenza statale, riducendo l’offerta di servizi ai passeggeri». Eppure siamo sostanzialmente fermi al 3 marzo scorso, giorno in cui i relatori Tomaselli (Pd) e Marino (Ap) hanno confermato che si interverrà sulla norma «correggendola e ripristinando la possibilità per le piattaforme online di svolgere la loro attività di trasporto».

Dal 31 maggio però, se tutto resta così com’è, Flixbus dovrà adeguarsi alla normativa vigente. Se non lo farà non potrà più garantire viaggi ad un euro. Dovrà riconvertire totalmente il proprio modello di business, trovandosi costretta a comprare autobus per poter operare. Dal quartier generale italiano di Flixbus traspare tutta la preoccupazione. La sede è a Milano, dove lavorano una cinquantina di persone nell’area commerciale, nel marketing, nell’ufficio legale e nella comunicazione. Tutti assunti regolarmente con contratto italiano, versamento di contributi all’Inps e imposte all’Agenzia delle Entrate. Flixbus, che finora ha lavorato grazie a 70 autorizzazioni concesse dal ministero dei Trasporti, ha bloccato anche tutti i suoi investimenti in Italia. In ogni autostazione paga un obolo per potersi fermare (per complessivi circa 1 milione di euro all’anno). Solo per la prima parte del 2017 Flixbus aveva previsto la creazione di circa 300 posti di lavoro dopo aver coinvolto diverse aziende partner italiane. «Soldi non più sostenibili in caso di cambio in corsa della legislazione, col rischio di pesanti ricadute economiche sulle stesse aziende e sui posti di lavoro», dice una nota.

Flixbus ha generato un valore per le officine di manutenzione di oltre 10 milioni di euro all’anno; per le imprese che puliscono gli autobus di circa 1,5 milioni; per le pompe di benzina almeno 9 milioni di litri di carburante all’anno. E quasi due milioni di euro all’anno di pedaggi autostradali pagati. Consentendo agli studenti fuorisede di muoversi a prezzi stracciati. Il governo batta un colpo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...