Ma come abbiamo fatto a vivere senza Chiara Ferragni?

Eggià, come abbiamo fatto? Io ormai mi sentirei sola senza Chiara Ferragni, adesso che con foto e video di ogni sorta allieta in modo compulsivo/ossessivo le mie giornate. Chiara Ferragni che sventola i capelli al moviolone, Chiara Ferragni che limona con Fedez, Chiara Ferragni chiappe all’aria su Vanity Fair.
Poi pare abbia il dono dell’ubiquità: di base a Los Angeles, ogni paio di giorni si trova in una città diversa del globoEcco questo mi fa rosicare, rimbalzare da un Paese all’altro è da sempre il mio sogno. Ammesso il rosicamento (e io sono dell’idea che quando lo si ammette si trasforma in invidia positiva), mi chiedo il perché di tutto questo successo.

Ancora una volta la solita storia: bellezza, massa grassa dello 0,00001%, vestiti firmati. Un manichino fatto e finito. Basta questo per avere un successo planetario? Un bel faccino e capi d’alta moda? Onestamente preferirei il sesso femminile avesse come ideale di donna una che FA e non una che mostra. Fosse bruttarella non se la sarebbe filate nessuno. Discorsi triti e ritriti.

Se proprio deve piacere Chiara Ferragni, è perché offre l’esempio di una giovane donna di successo. Da due fotine con delle mise trendy ha creato un impero di milioni di dollari, ora con tanto di e-commerce. Ha avuto l’intelligenza di fare per prima quello che altri scimmiottano solo adesso, e di farlo bene (anche grazie all’ex fidanzato che ci capiva molto di marketing). Per questo dovrebbe piacere. Ma non è così: piace perché è carina, pesa due etti e ha il boyfriend rapper tatuato. Una tronista emigrata negli States insomma. Ma ci vogliamo evolvere?!?!?!?
Io poi non sono nessuno per porre domande su Chiara Ferragni, dato che è studiata niente po’ po’ di meno che da Harvard: è un vero e proprio fenomeno economico e sociale da analizzare.

Ma proviamo ad andare oltre. Di donne simbolo da ammirare è pieno il mondo. Una Malala è forse chiedere troppo: questa attivista pachistana per il diritto all’istruzione delle donne e Premio Nobel per la pace evidentemente non fa tendenza. Allora rilancio con un’Angelina Jolie, che è pure più bella della Ferragni ma, oltre a essere la ex moglie di Brad Pitt, è pure ambasciatrice dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (e non di Pantene). Oppure Adele, che anche se per la stampa internazionale non ne azzecca mai una (o  perché troppo grassa o perché troppo magra) quando canta ti porta in un universo parallelo. Ultima, l’attrice/sceneggiatrice/regista Lena Dunham (la serie Girls è una sua creatura, per intenderci): se provano a levarle la ciccia in copertina con Photoshop si incazza come una iena.

Ecco non so, puntiamo un po’ alla SOSTANZA, così secondo me impareremo ad amarci e ad apprezzarci di più anche se non abbiamo la borsetta Prada, le sneakers ai piedi e lo shatush in testa. Chi viaggiando, chi amando, chi lavorando, ognuna cerchi la bellezza che ha dentro e gli dia tutto lo spazio che merita. Perché è l’unico modo per salvarci da questo infinito vuoto che ci circonda.

Photo credit: eventphotosnyc via Visual Hunt

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