Copenaghen, la città dalle luci soffuse

Danimarca arrivo: prima di andare sull’isola a lavorare con Workaway non potevo non passare almeno due giorni nella capitale. Tra canali e antiche viuzze ho assaporato la hygge, la tipica atmosfera danese, in cui candele e luci soffuse regnano sovrane.

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Il mio primissimo approccio con Copenaghen, e quindi con la Danimarca che non avevo mai visto prima, è stato notturno. Nel senso che, da quando sono arrivata in aeroporto a quando ho raggiunto l’ostello e sbrigato le varie faccende, era già buio.
Quando sono finalmente uscita per farmi un giretto sono stata avvolta dal calore di luci soffuse e candele che si vedeva oltre le finestre e le vetrine. È questo che mi ha colpito, questo senso di focolare domestico che riscaldava sia le case private, sia i ristoranti, i bar e le caffetterie. I danesi la chiamano “hygge”, termine intraducibile che a grandi linee può essere inteso come un senso intimità e accoglienza. É il loro desiderio di creare un ambiente conviviale in cui godere di quello che li circonda, dal buon cibo alla buona conversazione. Ma si può vivere questa atmosfera anche con se stessi. E le candele sono un elemento essenziale.

Per una come me, che ama curiosare nelle case della gente, il Nord Europa è il massimo: niente tende, e in mostra la vita che si svolge all’interno. Chi cucina, chi legge, chi scrive al computer. E intanto mi immagino come potrebbe essere la mia vita se fossi danese. E anche cosa si prova a essere danese, creatura dalla bellezza inenarrabile. Mi sono innamorata mediamente 10 volte ogni 15 metri. Le donne poi sono di un altro pianeta. Mi sono sentita l’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia. Sono tutti alti, stilosissimi e con sguardi intensi. Vorrei la cittadinanza danese con effetto immediato. Senza contare il fatto che vanno tutti in bicicletta. Ci sono piste ciclabili ovunque, il mio sogno!

Sono tornata in ostello per cenare e poi sono uscita di nuovo, perché anche se ero stanca morta avevo solo due sere a disposizione per gustarmi l’hygge in questa Copenaghen notturna. Avrei voluto entrare in tutti i bar, e se non fosse per il fatto che la Danimarca è tremendamente cara lo avrei fatto. Ovunque la solita atmosfera accogliente. Alla fine il prescelto è stato il Blod hat, un bar/ristorante di fronte all’ostello dove suonavano musica jazz dal vivo. Per soli 7 euro mi sono gustata ogni sorso di un bel bicchiere di vino portoghese (il più economico, si arriva a 20 per un Barolo).

Il giorno dopo non potevo che cominciare il mio tour andando a vedere quello che per me è il simbolo di Copenaghen: non la blanda Sirenetta ma il Nyhavn, il canale su cui si affacciano bellissime case colorate, regine del nostro immaginario ogni volta che pensiamo alla Danimarca. Quello che un tempo era un porto di mare in senso letterale e non, con marinai e prostitute e tutto il resto, oggi è la zona più centrale e turistica della capitale, piena di ristoranti e bar. E quando splende il sole e i colori sono al massimo, è davvero un bel vedere.

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Per tutto il giorno e la mattina successiva, ho sfidato il vento gelido girando in lungo e in largo tutte le vie che dal Nyhavn e il Kongens Have, il parco pubblico, portavano allo Stolsholms Kanal e oltre fino a Magstraedet, la via più antica della città a due passi dall’ostello. È questo il centro storico, imperdibile quando il tempo a disposizione è poco. Sono tutte stradine acciottolate, le mie preferite. Ci sono poi le famose Stroget e Straedet, le vie principali piene di negozi, ma basta infilarsi nelle piccole traverse per respirare un’aria più intima e soprattutto meno commerciale.

Ho visitato anche Christiania, ma merita un articolo a parte: tra gli esperimenti sociali più curiosi in Europa, è un quartiere occupato dagli hippie negli anni 70, praticamente autogovernato.
Ma la mia gitarella in città era ormai giunta al termine, ma è solo un arrivederci: prima di tornare in Italia ho intenzione di passarci altre due notti per visitare le zone più autentiche nella parte orientale della città, dal Meatpacking District a Vesterbro e Frederiksberg. Il traghetto per Bornholm, l’isola in cui lavorerò tramite Workaway, mi attendeva.

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CONSIGLI DI VIAGGIO

Volo e come muoversi
Ho volato con Easyjet, un po’ più cara di Ryanair ma con orari decenti (ricordate di stampare il boarding pass). L’aeroporto di Kastrup si trova a circa 9 km dalla città, e si può raggiungere il centro comodamente con il treno o la metropolitana (in entrambi i casi 37 corone, circa 5 euro). Io ho optato per la seconda: il biglietto è acquistabile dalle macchinette o dall’apposito ufficio all’ingresso della metropolitana (io che sono sturda preferisco sempre un addetto alla testiera).

Dove dormire
Sono andata al Copenhagen Downtown Hostel perché è il meno caro in assoluto e con buone recensioni. La posizione è fantastica, praticamente sul lato ovest del centro, per cui si può tornare per mangiare o fare una pausa dalla maratona turistica. Unico neo la cucina poco fornita.
Ho dormito in una camerata mista da 4 e mi sono trovata bene (soprattutto con due londinesi logorroici). Era piccola ma almeno c’era l’armadietto alla base del letto (ricordate il lucchetto). Per raggiungere l’ostello dall’aeroporto si può prendere sia la metropolitana (fermata Norreport, 20 minuti di viaggio), oppure il treno fino alla stazione centrale (sempre 20 minuti). In entrambi i casi, per raggiungere l’ostello ci vogliono circa 10/15 minuti di strada a piedi.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Roby ha detto:

    Come al solito ho trovato i tuoi articoli ricchi di coloree di emozioni. Hai la capacità di trasportare noi lettori nei luoghi che visiti semplicemente giocando con le parole. E i tuoi consigli di viaggio sono sempre Cheap and top! Waiting for the next post!

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    1. Grazieeee! Che belle parole! È proprio quello che voglio arrivi a chi mi legge! Il prossimo post sarà su Christiania, stay tuned!

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