Vietnam, il profumo intenso dell’Asia (parte 2)

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Dopo la spettacolare baia di Halong è stata la volta di Sapa, antica stazione climatica francese, che ho raggiunto con un night bus da Hanoi. Qui è iniziata la mia carriera di nightbussista. Ne ho presi ben 5, perché sono più economici rispetto al treno e si risparmia tempo viaggiando di  notte. È un’esperienza comica! Mentre in altri paesi sono normalissimi pullman, in Vietnam al loro interno non hanno sedili ma tre file di pseudo letti (loculi), suddivisi a loro volta in due piani. Consiglio di scegliere quello più alto per non sentire la puzza di piedi e vedere gli scarafaggi che corrono (purtroppo sì, succede). È abbastanza stressante come viaggio ma ci ho fatto velocemente l’abitudine, ed è sicuro per noi donne, non si è mai isolate.

Arrivata a Sapa, ne sono subito stata stregata. È una cittadina che si trova tra le montagne a Nord-Ovest del Vietnam, a poche decine di chilometri dal confine cinese. La vista è mozzafiato, e spazia sulla profonda vallata e sulle terrazze di riso. Non è necessaria una guida o unirsi a un tour, si può fare trecking in totale autonomia pagando solo l’ingresso ai vari villaggi. Volendo si può affittare un motorino (o un driver, come me che sono incapace) per raggiungere i villaggi più lontani. Qui vivono le tribù di montagna, minoranze etniche che con i loro abiti tradizionali vengono spesso a Sapa per vendere prodotti artigianali. Difficile capire quanto ci sia di vero e quanto di confezionato per i turisti, ma in ogni caso si tratta di persone genuine che cercano di sbarcare il lunario. È possibile anche soggiornare a casa loro, io purtroppo non ho avuto tempo.
Visitando i dintorni di Sapa, mi si è riempito il cuore. Per me l’Eden doveva essere esattamente così: una verde vallata, il fiumiciattolo nel mezzo, le casette dei villaggi. Mi sono davvero commossa di fronte a tanta bellezza.

Rotta verso Sud
Dopo aver detto a malincuore addio a Sapa, sono tornata ad Hanoi per prendere un altro night bus verso Sud. Purtroppo qui ho avuto una brutta sorpresa: ho provato per la prima volta a prelevare e non ci sono riuscita, né con la carta di credito, né con il bancomat. Nel primo caso perché il pin non era corretto (è un mistero, in Italia avevo fatto la prova), nel secondo caso perché avrei dovuto attivarlo per l’utilizzo nel Sud-Est asiatico, un’area a rischio truffe. Peccato che in banca si siano ben guardati dal dirmelo quando ho chiesto informazioni prima di partire. Questo mi ha praticamente guastato il resto del viaggio. Certo avrebbero potuto inviarmi denaro dall’Italia con la Western Union, ma in ogni caso essere a 13.000 km da casa senza una fonte immediata di soldi non è il massimo. Per fortuna avevo abbastanza contanti e in un albergo sono stati così cortesi da farmi “strisciare” la carta in cambio di altro contante. Tutta esperienza che ho portato a casa per i viaggi a venire.
Le tappe successive nella mia rotta verso Saigon sono state belle ma non paragonabili alle emozioni di Hanoi, la baia di Halong e Sapa. Sono stata a Huè, l’antica capitale imperiale che sorge lungo il Fiume dei Profumi, dove la Cittadella porta ancora i segni dei bombardamenti americani. Da lì sono partita alla volta di Hoi An, dove l’incantevole Città Vecchia è sì ben conservata grazie ai soldi del turismo ma, proprio per soddisfare le aspettative della massa, sembrava quasi fasulla. Vale la pena visitarla anche solo per vederla di notte, quando ovunque si accendono lanterne colorate. Qui sono riuscita a concedermi anche tre giorni di mare in una spiaggia tranquilla, distante dal centro solo 4 km e raggiungibile in bicicletta.

Una galleria di emozioni
Ultima tappa prima di Saigon, Nha Trahg, la capitale balneare del Paese che mi aveva consigliato una mia amica. Purtroppo non mi è piaciuta per niente (infatti l’ho finemente soprannominata Nha MMMerda). Sembrava una Rimini versione vietnamita, e all’ostello mi hanno addirittura sconsigliato di andare da sola in spiaggia per via dei furti, e di uscire non accompagnata dopo il tramonto. Mi sono comunque armata di coraggio e un pomeriggio sono andata a piedi dall’altra parte della città per visitare la galleria di Long Thanh (qui sotto i suoi scatti), uno dei fotografi più noti del Vietnam. Le sue fotografie, rigorosamente in bianco e nero, hanno dato un senso a quella brutta città, e non solo. È riuscito a ritrarre il suo paese semplicemente per quello che è. Ed è stato bello perché mi ci sono ritrovata pienamente: i visi degli anziani solcati dalle rughe come mappe geografiche, i bimbi che giocano in acqua con i bufali, il profilo delle contadine con il tradizionale cappello a cono sullo sfondo delle risaie. Quando sono uscita dalla galleria avevo le lacrime agli occhi. Con lo stress accumulato per la questione dei soldi mi ero dimenticata di quanto fosse bello il Vietnam, e di quante fortissime emozioni mi avesse dato: quelle foto me le hanno fatte rivivere tutte.


CONSIGLI DI VIAGGIO

Visto
Quando sono andata in Vietnam era necessario munirsi di visto prima di partire. Mi sono rivolta a un’agenzia, ma si poteva fare anche online pagando molto meno.

Voli
Come per quasi tutti i miei viaggi in Indocina, esclusa la Malesia dove ho volato con la Singapore Airlines, ho scelto la Emirates, con cui sono arrivata direttamente a Saingon (Ho Chi Mihn City) dopo aver fatto scalo a Dubai. Per altri viaggi ero atterrata a Bangkok o a Kuala Lumpur perché erano meno costosi e potevo muovermi con i voli interni low cost della AirAsia. Per il Vietnam invece la differenza era minima.

Dove dormire
Trovare un posto per dormire è molto semplice, ce n’è per tutte le tasche, soprattutto se viaggi ad agosto in bassa stagione come in questo caso. Orientativamente ho speso sui 15 dollari a notte nelle città e sui 10 nelle altre località. Le sistemazioni erano super spartane, a me interessa siano pulite il resto non conta!

Come muoversi
Per e dagli aeroporti mi sono sempre mossa con il taxi messo a disposizione dall’albergo dove avevo prenotato, è un servizio che offrono quasi tutti, anche le bettole dove stavo io. Mi hanno sconsigliato infatti di prendere un taxi da sola perché rischi ti portino dall’altra parte della città dove ti obbligano a fare degli acquisti. In Vietnam a quanto pare amano le truffe.
P
er quanto riguarda i night bus, come ho detto sono sicuri per le donne, ovviamente però massima attenzione ai soldi (io li tenevo nel reggiseno, tanto che ormai su una tetta avevo la faccia di Ho Chi Minh e sull’altra quella di Benjamin Franklin). Contate che non sono puntuali e i guasti sono molto comuni. Spesso infatti sono dei veri e propri catorci. Una volta abbiamo atteso ben 8 ore senza nessun tipo di risarcimento. Ci sono diverse compagnie, chiedete qual è la più affidabile.

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