Vietnam da Nord a Sud: il profumo intenso dell’Asia (parte 1)

La mia esperienza in Vietnam è stata particolarmente forte e, come capita spesso, anche una delle più belle. Da quel viaggio ho portato con me il grande rispetto per un popolo che ha cacciato tutti gli invasori dalla sua terra. Una terra meravigliosa, dove l’Asia si respira a pieni polmoni.

Cliccate qui per vedere la mappa del Vietnam e le mie tappe!

La meta del Vietnam l’ho scelta non proprio di pancia come faccio di solito. Dopo Malesia, Singapore, Thailandia e Cambogia, la voglia di fare la zingara nel paradiso dei backpacker non mi era ancora passata. Così, un po’ per esclusione, nel 2012 ho optato per il Vietnam, il paese che paradossalmente ho visitato più di tutti. Ed è stata un’esperienza molto forte, sotto diversi punti di vista.

Prima di tutto, con mia sorpresa non c’era la stessa atmosfera degli altri paesi del Sud-Est asiatico. Non c’era quel senso di beato relax, non c’erano molti viaggiatori zaino in spalla ma più che altro coppie e famiglie. Inoltre, c’era una frenesia di stampo cinese in cui vige il mood money money money. La popolazione poi poteva essere piuttosto rude. Quella che ho notato era la grande differenza fra vecchia e nuova generazione, tra chi ha vissuto gli orrori della guerra con gli Stati Uniti, e chi invece ha avuto la fortuna di scampare la tragedia. I giovani infatti erano molto amichevoli, amavano parlare inglese con gli stranieri e lavoravano sodo come se volessero recuperare il tempo perso. Di contro, mi è capitato di essere letteralmente allontanata da un bar in cui volevo assaggiare la bia hoi, la tipica birra vietnamita, perché l’anziana proprietaria non amava gli occidentali. Certo non è piacevole, ma dopo aver visitato il museo della guerra di Saigon posso comprendere il gesto, anche se ovviamente non lo approvavo.

Una tragedia che non si dimentica
Non è difficile capire il perché della durezza del popolo vietnamita, per cui provo un enorme rispetto. L’unico termine che li descrive a pennello è, consentitemelo, cazzuti. Nella loro lunga storia sono stati dominati per mille anni dai cinesi, poi è stata la volta della colonizzazione da parte dei francesi, fino alla guerra con gli americani. Risultato? Li hanno cacciati tutti. E questo perché sono un popolo tenace e orgoglioso, che ha sempre lottato con le unghie e con i denti per la propria indipendenza. Durante il volo all’andata ho conosciuto un vietnamita che viveva in Germania. Era sfigurato da quando era piccolo per colpa del napalm. Non parliamo di una tragedia successa mille anni fa, gli strascichi del dolore persistono tutt’oggi, e si scorgono nello sguardo fiero della gente più anziana. Non so cosa abbiano visto quegli occhi, immagino un orrore immenso. In vent’anni di conflitto gli americani hanno raso al suolo l’intero paese, hanno ucciso un milione di persone, e con le bombe chimiche hanno martoriato perfino le generazioni successive.
Questo per dire che, se si vuole fare un viaggio consapevole, il Vietnam va approcciato con tutto il rispetto che merita. Ma è un paese che ha tantissimo da offrire, uno dei più belli che abbia mai visitato. Già solo la crociera nella baia di Halong potrebbe valere il viaggio. Ma andiamo per tappe, perché davvero l’ho percorso da Nord a Sud.

L’elegante fascino della dama d’Oriente
Atterrata a Saigon, ho passato solo una notte in quella giungla urbana: la metà dei suoi 7 milioni di abitanti guida uno scooter di cui suona compulsivamente il clacson. Un consiglio: attraversare la strada nelle città vietnamite è un vero e proprio mestiere. Ci sono pochissimi semafori e i guidatori non sono avvezzi a dare la precedenza al pedone. Bisogna quindi essere intraprendenti: si deve attraversare senza correre, camminando lentamente, di modo che il branco di macchine e scooter ti veda, rallenti, e ti schivi.

l giorno dopo ho preso un economicissimo volo interno della AirAsia per raggiungere a Nord la capitale, Hanoi. Qui, mi sono sentita una piccola musetta bianca. Meno caotica di Saigon, Hanoi ha un fascino davvero speciale, un misto fra eleganza ed esotismo che le fa meritare appieno il suo soprannome: la dama d’Oriente. E in effetti, sarà anche per la sua vicinanza con la Cina, non mi sono mai sentita così tanto in Asia.
Hanoi è una città dove le strade sono brulicanti di vita e di energia. A parte la bellissima passeggiata attorno al lago Hoan Kiem, che di notte si illumina di lanterne, se vi addentrate nelle viuzze del quartiere vecchio, potete avere la fortuna che ho avuto io di trovare un piccolo mercato, dove ero l’unica occidentale. Qui ho provato quella sensazione che adoro, quella botta di adrenalina, quella felicità che mi invade solo quando sono di fronte al diverso, e che mi fa sentire così tremendamente viva. In quel mercatino, tra frutti e verdure tropicali mai visti prima, dove accovacciati per terra i venditori tagliavano a pezzi poveri pesci boccheggianti, e il sangue scorreva lungo la strada, mi sono sentita davvero l’altra.

Halong, la baia dei sogni
Dopo tanta città avevo bisogno di natura, così con un tour organizzato (è praticamente impossibile muoversi in modo autonomo) ha passato due giorni nella baia di Halong dormendo su un piccolo battello. Il paesaggio è in assoluto uno dei più spettacolari che abbia mai visto in vita mia, costellato da circa 2.000 isolette color smeraldo. Sono stata fortunata, il tempo era bellissimo, tranne per un’acquazzone tropicale notturno che ha comunque rinfrescato l’aria. Era la prima volta in cui dormivo su un battello nel mezzo del mare. Si vedevano unicamente le luci degli altri battelli, e il profilo delle isole illuminato dalla luna. Il resto, era notte. Non c’erano rumori, solo quiete.
Ma c’era un altro Eden ad attendermi, questa volta all’estremo Nord, sulle montagne al confine con la Cina. Ma ve ne parlerò nella seconda parte dell’articolo.

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