Fashion ti saluto, io vado in Birmania (parte 2)

Se vuoi vedere la mappa del viaggio di Alessandra clicca qui.

Rieccoci a raccontare il viaggio di Alessandra in Birmania. A tratti un viaggio decisamente ruspante, di certo avvincente e fuori dalla norma.

Dopo Yangon sei quindi arrivata a Bagan, l’imperdibile valle dei templi.
“Lo puoi ben dire, qui si trovano migliaia di templi buddhisti che la rendono una delle aree più sacre dell’Asia. Ho deciso di prendere il treno locale invece del bus notturno perché altrimenti non avrei potuto vedere il panorama. Ho prenotato una cuccetta economica. Peccato però che invece di 16 ore per fare quasi 700 km ce ne siano volute 21. Nessuno parlava inglese e non capivo cosa stesse succedendo. Sono stata nello scompartimento con altre tre ragazze svizzere, e tra il rumore e i balzi del treno è stato un viaggio della speranza, ma ho visto dei paesaggi a dir poco meravigliosi. Purtroppo c’era plastica ovunque, i birmani non hanno una coscienza civica e gettano tutto dal finestrino. La cosa assurda infatti è che quando sono sui mezzi soffrono di stomaco e vomitano sempre, ci sono addirittura dei sacchetti appesi a ogni sedile dove la gente può vomitare, poi li chiude e li butta dal finestrino. Avrei voluto saltare giù dal treno in corsa ma non mi pareva una buona idea…”.

img-20160906-wa0003

… questo viaggio comincia a essere decisamente comico!
“Mi rendo conto che a raccontarlo possa fare questo effetto, è davvero un altro mondo, ma è tutto questo che lo ha reso così speciale, ne è decisamente valsa la pena. Bagan per esempio è bellissima e la si può girare tranquillamente affittando una bicicletta. Alle cinque del mattino sono andata a vedere sorgere il sole con le ragazze svizzere conosciute in treno. Alla fine non avendo prenotato nulla ho condiviso con loro la stanza in ostello per risparmiare, hanno fatto aggiungere un letto. Abbiamo visto alzarsi in cielo le mongolfiere sullo sfondo della mistica distesa di templi, una scena meravigliosa che non scorderò mai.

img-20160906-wa0004
Ma il viaggio doveva continuare, e dopo Bagan sono andata in battello lungo il fiume Irrawaddy per ben 15 ore, partendo alle 4 del mattino. Volevo raggiungere la cittadina di Mandalay, capitale del regno birmano sino al 1880: niente di che direi, solo molto grande e difficile da girare in modo economico o a piedi. Inoltre le cose da vedere erano lontane fra loro, così ho dovuto prendere un taxi driver che in motorino mi portasse in giro. I paesaggi nei dintorni però sono bellissimi, con i villaggi sul fiume, con i pescatori sulle barche, le donne a lavare i panni nelle acque come ai vecchi tempi.
I giorni successivi li ho passata a fare trecking su montagne di 700/1.000 metri per raggiungere il lago Inle. Ho fatto tappa nella cittadina di Kalaw e nelle grotte di Pindaya, dove si trovano le statue del Buddha. È stato meraviglioso vedere i bambini giocare con i bufali nell’acqua, e le tipiche coltivazioni sulle alghe del lago, appoggiate su canne di bambù. La notte dormivamo su palafitte di paglia.

img-20160904-wa0010Da qui poi ci siamo addentrati nella giungla e abbiamo preso il battello per arrivare in una cittadina molto carina di nome Nyaungshwe, che fa da principale punto di accesso al lago. Ho potuto visitarla in bicicletta, perdendomi tra le sconfinate distese di risaie. Nella campagna rispetto alla città è tutto ridotto in scala, dalla povertà alla sporcizia, la gente è sorridente e ci sono molti meno mendicanti. I bambini poi non sono ancora corrotti dalle elemosina. Qui la gente lavora nei campi e fa una vita semplice ma dignitosa, mentre in città fa davvero fatica a sopravvivere.

img-20160904-wa0008
A questo punto il mio viaggio in Birmania era giunto al termine. Ho voluto attraversare il confine con la Thailandia da terra per visitare i campi dei rifugiati birmani di religione musulmana, una minoranza etnica perseguitata. I punti in cui è è possibile farlo sono pochi, altrimenti l’unico modo per andare in Thailandia o in Cina è tramite l’aereo. Così mi sono fermata nella città di Pa-An, che mi è piaciuta tantissimo. Dovevo trascorrerci mezza giornata, ma ho scoperto che l’unica strada verso il confine veniva percorsa un giorno in una direzione, un giorno in un’altra. Alla fine sono rimasta lì tre giorni perché i paesaggi che ho visto erano davvero spettacolari, con una campagna verdissima e ho voluto godermeli.
Le ultime tre settimane che mi restavamo le ho passate tra un’isola thailandese e la Cambogia, per visitare Angkor Wat e la capitale, Phnon Phen. Ma tutto questo meriterebbe un altro articolo”.

Nel complesso, direi che è stato un viaggio decisamente fuori dagli schemi.
“Assolutamente sì, ed è proprio quello che cercavo. Sono partita con la consapevolezza di andare a conoscere un paese che ha sofferto molto per una durissima dittatura, dove per decenni c’è stato l’embargo internazionale e la povertà è ancora ai massimi livelli. È stato sicuramente molto impegnativo, ma la Birmania mi è piaciuta tantissimo. Nonostante tutto la gente è gentile e amichevole più che negli altri paesi asiatici che ho visitato, secondo me perché non sono ancora corrotti dal turismo, non ti vedono come un pollo da spennare. È come se si fossero mantenuti in uno stato di purezza fuori dal tempo, entri in un’altra dimensione. Anche il fatto che siano buddisti incide molto sull’atmosfera che si respira. Non ho mai provato il senso del pericolo, nonostante la grande povertà non si correvano rischi. Parlare inglese è praticamente impossibile tranne che nelle stazioni o nei ristoranti, quindi si prova alla vecchia maniera con i gesti o indicando direttamente con il dito. Quello che mi è piaciuto di più è il fatto di aver visto una realtà completamente diversa da quella cui sono abituata, le campagne di un verde mai visto, le distese di risaie, i templi dorati di Bagan. Una volta ho visto un ragazzo con caricato sul motorino un coccodrillo da portare a casa per pranzo, e allora ho capito di aver davvero scelto il paese giusto!”.

Quali sono i tuoi prossimi programmi?
“Continuerò a lavorare nella vigna, e a ottobre impianterò un campo di lavanda nel terreno di famiglia, per poi venderla come erba officinale. Fatto questo, sto pensando di andare un paio di mesi in Colombia, o forse tornare in Asia e finire di visitare il Sud-Est. Ho ancora un po’ di tempo per decidere. L’importante, è andare”.

 

CONSIGLI DI VIAGGIO
Alessandra ha viaggiato con la Qatar Airways fino a Bangkok, poi per raggiungere Yangon ha preso un volo della AirAsia.
Il visto d’ingresso va richiesto presso l’Ambasciata dell’Unione del Myanmar a Roma. Per quello turistico, è possibile fare una richiesta online in modo da ottenerlo direttamente presso gli aeroporti internazionali del paese (Yangon, Mandalay, Nay Pyi Taw) e, a partire dal 1 settembre 2016, anche presso tre valichi di frontiera con la Thailandia (Tachileik, Myawaddy, Kawthaung). Ha una durata massima di 28 giorni e consente un’entrata singola, previo pagamento con carta di credito. Effettuato il pagamento, via mail viene mandata la relativa ricevuta, indispensabile per avere il visto.
È possibile cambiare euro e dollari, e consiglio vivamente siano stampati recentemente: spesso in Asia si accetta moneta stampata solo dopo una certa data, per cui i dollari della zia andata in America negli anni settanta lasciateli a casa!

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...