Fashion ti saluto, io vado in Birmania (parte 1)

“Adesso mollo tutto e me ne vado!”. Qualcuno lo dice e basta, qualcuno lo fa. Come Alessandra, che dalla mecca della moda si è cercata un lavoro stagionale in una vigna, con le mani nella terra, per avere tempo di viaggiare e scoprire il mondo. Prima tappa Birmania, con qualche capatina nel Sud-Est asiatico.

Foto di Alessandra

Se vuoi vedere la mappa del viaggio di Alessandra clicca qui.

Quello di cui vi parlo è il viaggio di una delle poche persone (due in totale, inclusa lei) a cui permetto di accompagnarmi ogni tanto in giro per il mondo. Con Alessandra (meglio nota come “la Sandrina”) ho condiviso esperienze fantastiche in Malesia, Thailandia e Turchia. Ed è stato bello vederla fare i suoi primi passi, uno alla volta, verso il grande balzo: il viaggio in solitaria. E non ha scelto una meta vicina, né tanto meno tradizionale: la Birmania.
Ma andiamo per gradi perché dietro questo viaggio c’è un percorso, e una persona, molto particolare.
Laurea all’università di Urbino, diploma alla scuola di fotografia di Milano, Alessandra ha lavorato per dieci anni nella moda prima come fotografa d’archivio e poi in ufficio prodotto. Nove ore di lavoro al giorno, reperibilità nel week end, orari da crisi di nervi: il tempo per viaggiare era sempre poco e si limitava a qualche settimana ad agosto, il mese più turistico in assoluto.

Finché arriva uno di quei momenti che, se sai come dominarlo, può cambiare il resto della tua vita e farti scoprire una prospettiva completamente nuova. “Due anni fa il mio rapporto lavorativo con l’azienda si è incrinato dopo una serie di battaglie, con tutto lo strascico di stress che ha portato con sé. La prima cosa a cui ho pensato è stata viaggiare. Uno degli errori più grossi che si commette è non vedere il mondo” mi dice con gli occhietti da cerbiatta. “Mi ero stancata di dover viaggiare ad agosto e con il contagocce. Mi sono detta ‘Adesso o mai più’. Inizialmente volevo stare via un anno, ma per una serie di questioni economiche e di assicurazione non me lo sono potuta permettere, e mi sono limitata a due mesi. Ero in cerca di uno stile di vita che mi consentisse di avere più tempo per viaggiare e per me, così ho messo in affitto il mio monolocale a Milano, e da un colosso della moda sono passata a un’azienda agricola biodinamica (Cascina degli Ulivi di Tassarolo, in provincia di Alessandria) vicino alla casa di famiglia, in cui ho dato sfogo al mio amore per la terra. Qui lavoro in vigna, un lavoro con picchi e fasi discendenti, ideale per poter aver più tempo a disposizione”.

Il tuo è stato un vero e proprio cambio di vita.
“Ora guadagno un quarto rispetto a quello che guadagnavo prima, ma sono più libera e questo non ha prezzo. È vero che viaggiare costa, ma solo se lo fai nei periodi sbagliati. E la mia idea di viaggio è molto low cost “zaino in spalla”, certo non finisco in alberghi di lusso. Così finalmente ho potuto organizzare il viaggio a cui pensavo da un po’: sarei andata in Birmania, nell’Asia Sud orientale, nel periodo a cavallo tra gennaio e febbraio. E da sola. Non era il primo viaggio in solitaria per me, ero già stata a Parigi per festeggiare il mio compleanno anni prima. Ci sono delle volte in cui la meta è più importante della compagnia: se qualcuno vuole venire con me sono contenta, altrimenti vado da sola.
Il lungo viaggio in aereo verso l’Asia di 14 ore verso Bangkok, a cui se ne aggiungeva uno di un’ora e mezza per Yangon mi spaventava, ai tempi soffrivo di ansia e avevo paura di stare in spazi chiusi, di non poter uscire. Ma mentre il mio corpo mi consigliava di stare a casa tranquilla, la mia mente mi diceva che in questo modo avrei perso delle belle occasioni. E così mi sono fatta coraggio e sono partita”.img-20160904-wa0011Cosa ti ha portato a scegliere proprio la Birmania?
“Era appena stata aperta al turismo dopo quasi cinquant’anni di isolamento e dittatura militare, senza contare le sanzioni internazionali. Volevo visitarla prima che venisse corrotta dalla massa, la stessa ragione per cui dieci anni prima sono andata a Cuba. Cerco sempre di evitare le mete più gettonate, a Sharm el Sheik preferisco un villaggio sperduto in Asia o Sud America. Inizialmente volevo passare in Birmania tutti i 28 giorni concessi dal visto, ma il pernottamento era troppo caro, una brutta sorpresa: una stanza senza finestre e ventilatore in un ostello costava intorno ai 25 dollari, e i dormitori in Birmania praticamente non esistono.
Prima però sono stata una settimana in Thailandia con un amico, avevo bisogno di staccare da tutto e rilassarmi, anche perché il mare in Birmania era inavvicinabile, è solo per gente ricca e raggiungibile solo con un volo aereo. Così da Bangkok ho preso l’aereo per Yangon, la ex capitale, dove ho passato cinque giorni.

img-20160904-wa0013Il primo impatto è stato con il tassista che dall’aeroporto mi portava all’ostello (unica prenotazione che faccio in tutti i viaggi, una camera all’arrivo): lì guidano praticamente senza freni, suonano semplicemente il clacson perché gli altri si spostino. Ho pensato ‘Adesso muoio’. Quello che ho visto mi ha disorientato, pensavo di aver sbagliato continente, di essere finita nel terzo mondo. Mi aspettavo una metropoli in stile Bangkok, invece era molto più caotica e soprattutto sporca. Sono arrivata di sera, per strada era tutto buio perché l’illuminazione era essenziale. C’erano dei falò con uomini intorno intenti a cucinare, tanti bambini che chiedevano l’elemosina e cani randagi. Poi lì c’è l’usanza di masticare le noci del betel (una pianta tipica dell’Asia) e di sputarle per terra. Sono rosse come il sangue. Non mi sono avventurata fuori per cena perché non c’era una donna in giro, era tutto buio e avevo paura di perdermi. Il giorno dopo ho realizzato che quasi nessuno parlava inglese e sapeva il nome delle vie, dove si trova una stazione… ho girato ore per riuscire a cambiare i soldi”.

img-20160906-wa0009Scusa se mi permetto, ma detta così sembra una città da incubo!
Beh l’impatto è stato molto forte, ma Yangon mi è piaciuta molto, è tipica, genuina, completamente diversa da quello cui sono abituata. Per strada finisci nei mercati più assurdi, con merci e prodotti mai visti, mille colori. E ci sono molti templi buddhisti da visitare. Nei miei viaggi non ho mai visto poi così tanti monaci e monache, vestite di rosa e con capelli rasati, che girano per la città chiedendo le donazioni. È come se Yangon fosse una città abbandonata dopo il colonialismo, dove la gente ha dovuto imparare ad arrangiarsi per sopravvivere. Dopo cinque giorni però era giunto il momento di andare alla scoperta del paese. La prossima tappa era la valle di Bagan, antica capitale birmana dove si trova un vera e propria distesa di templi”.
Per le prossime tappe di questo viaggio così atipico, dovrete aspettare la seconda parte dell’articolo! La mia Sandrina non vi deluderà.img-20160904-wa0012

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