Goodbye Black Sheep

Ultimo giorno a Killarney e il magone incalza. Incalza da una settimana per l’esattezza, perché mi piace struggermi, pensare a quanto mi mancherà tutto questo ancora prima di andarmene. Sono sempre stata così, la malinconia a un certo punto si impadronisce di me. Quest’anno poi è più difficile del solito.
Il mio istinto mi diceva che il Black Sheep Hostel sarebbe stato il posto giusto, il “mio” posto, ma qui mi sono sentita letteralmente a casa. Ho avuto la fortuna di lavorare con persone davvero speciali, con cui si è creata una sintonia unica. Ognuna con la propria vena di pazzia, ma sempre sulla stessa linea d’onda. E allora nasce la magia.

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Lavorare non è stato un peso, perché l’impegno e la passione che Kevin, il padrone dell’ostello, mette giorno dopo giorno ti spinge a dare il meglio per contribuire anche tu a rendere questo posto così indimenticabile. È bastato poco per capire che noi tutti potevamo fidarci l’uno dell’altro, e che il team era quello giusto. Fosse sempre così! E non è nemmeno facile trovare un capo con cui fare le 4 del mattino, partendo dal primo pub per poi andare next door, and next door, and next door, concludendo la serata sparando cazzate mentre divori curry chips con un occhio chiuso e l’altro anche.
Sono tante le cose che mi mancheranno. Mi mancheranno i nostri pranzi e le nostre cene, ogni sera a base di qualcosa di gudurioso, dal super bbq appena c’era un raggio sole allo stufato irlandese, dalle fajitas messicane alle crepes. Mi mancherà leggere in sala davanti al fuoco acceso, mi mancherà perfino piegare le mille lenzuola in compagnia del buon Neil Young (per l’esattezza l’album è Harvest). Mi mancherà il solito giro di birre (Hop House 13 tutta la vita), mi mancherà Ruby, il cane dell’ostello, che senza saperlo ha contribuito anche lei al mantenimento del mio equilibrio psicologico.

Mi mancherà guardarmi in giro e vedere sempre quell’attenzione che amo per le piccole cose, per ogni dettaglio che rende tutto speciale. Mi mancheranno le gite in bicicletta, la quiete e la pace del parco nazionale di Killarney con i suoi cervi. Mi mancherà conoscere sempre gente nuova, dalla belga che in autostop andava a un monastero buddista, al francese con gli occhi dolci venuto per farsi in solitaria la Kerry Way, per non parlare della mia selvaggia Alix, che invece di 2 giorni si è fermata in ostello una settimana. Tutte persone con cui mi sono intesa al volo, e che se vivessero nella mia città probabilmente farebbero parte della mia vita.

Mi mancherà scrivere come sto facendo ora, rilassata sulla poltrona, sorseggiando tè e mangiando biscotti al cioccolato. Ma il tempo scorre, nuove esperienze sono in attesa insieme a un bus che mi porterà a Dublino. Bisogna quindi custodire gelosamente tutti i bellissimi ricordi, ma soprattutto donare agli altri qualcosa di sé. Di sicuro io qui ho lasciato un pezzo del mio cuore.

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