Irlanda: alla fantozziana scoperta di Dingle

Riguardando le foto che ho scattato, devo dire che sono venute abbastanza bene, e non rendono per niente l’idea del vento forza 85, della pioggia assassina e del freddo siderale che hanno caratterizzato la gitarella di ieri. Pare infatti che stia passando sopra le nostre teste una perturbazione malefica che ci terrà compagnia per i prossimi giorni: un piacevole assaggio dell’inverno irlandese.
A farmi compagnia in quest’avventura c’erano due amici passati a trovarmi in ostello a Killarney, così mi sono organizzata per poter andare con loro sulla comodissima macchina che hanno affittato alla scoperta della Dingle Peninsula, uno dei punti fermi dell’Irlanda da vedere.

Simile al Ring of Kerry ma più breve (circa 40 km in totale), il tour all’interno di questa penisola ci ha riservato dei paesaggi come sempre mozzafiato: selvagge coste frastagliate su cui si abbatteva un oceano Atlantico ruggente.
Uscire dalla macchina per ammirare il panorama in tutta la sua ampiezza e profondità richiedeva una cospicua dose di coraggio, oltre a una certa sveltezza perché in pochissimi secondi l’obiettivo della macchina fotografica era ricoperto di gocce di pioggia. Alcune volte abbiamo dovuto scattare le foto direttamente da dentro l’auto.

A ogni curva ci trovavamo di fronte a un paesaggio da cartolina, ed era impossibile non fermarsi: quindi rimetti l’impermeabile, la giacca e la sciarpa, fai un bel respiro ed eccoti di nuovo fra le braccia della bufera! In certi punti addirittura si faceva fatica a camminare per la forza del vento, e più passavano le ore, più il clima peggiorava. Ci siamo fermati in diversi punti: Ventry, Dunquin, Ballferriter, Murreagh, Ballydavid e Feothanagh, per poi recuperare le energie grazie a un caldo pranzetto in un pub.

L’ultima tappa del viaggio prima di dividerci (i miei amici proseguivano verso Nord) è stato Dingle, il villaggio sul mare che dà il nome alla penisola. In un altro momento avremmo fatto una lunga passeggiata e girato per ognuna delle viette del paese, ma non abbiamo fatto altro che passare da un negozio all’altro per recuperare una temperatura corporea decente. In un caffè abbiamo incontrato un romano che, stretto nel suo piumino e con lo sguardo perso nel vuoto (tipico di chi cerca di mantenere il controllo sui propri nervi), ci ha detto: “Se lo volete sapere, a Roma oggi ci sono 40 gradi…”. Che dire? Questa è l’Irlanda, e a me va bene così.

Al mio ritorno a Killarney c’era ad attendermi il fuoco accesso nel salotto dell’ostello. Quella che sto vivendo non è certo la tipica estate, ma grazie a Dio ogni tanto si sperimenta qualcosa di diverso dal solito, per scoprire che è molto più piacevole di quanto si pensi.

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