My fucking beautiful NYC (parte 2)

Eccomi di nuovo qui a raccontare quanto è bello fare l’amore con New York! Quelle che vi consiglio sono, a mio modesto parere, le tappe imperdibili di una città che è imperdibile in toto. Per una logorroica come me un simile riassunto è stata una violenza, ma alla fine ce l’ho fatta: pronte per le mie cinque perle di viaggio newyorkesi?

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1 – La Promenade a Brooklyn Heights
Imperdibile a New York è la vista dello skyline da Brooklyn Heights, un quartiere dalle tranquille viette alberate, famoso per le sue case in brownstone e per gli edifici storici. Si può comodamente raggiungere in metropolitana (fermata Clark Street), ma arrivarci dopo una passeggiata sul ponte di Brooklyn è un must. Da qui si arriva alla Promenade, un stretto parco lungo il litorale con una vista su Lower New York che toglie letteralmente il fiato, soprattutto al tramonto. Della frenesia della città arriva solo un’eco lontana.

2 – Due passi sulla High Line
La High Line è davvero un esperimento urbano ben riuscito. Su quelli che erano vecchi binari elevati per il trasporto merci nella zona delle macellerie industriali (Meatpacking District), ora c’è uno spazio verde pubblico con giardini pensili che in linea d’aria parte dalla 12a strada per arrivare alla 30a. Si può fare quindi una piacevolissima passeggiata lungo questo piccolo paradiso botanico, con scorci sulla strade sottostanti. All’inizio della High Line c’è il Whitney Museum. Insieme al MoMA è l’unico che ho visitato, e lo consiglio vivamente perché è dedicato all’arte americana della seconda metà del Novecento (già solo la vista dalle terrazze vale il biglietto). Imperdibile anche il Chelsea Market, all’altezza della 15a strada, il sogno di ogni buongustaio che si rispetti con i suoi incantevoli negozi di alimentari.

3 – A casa di Carrie nel West Village
Il West Village è il quartiere che amo di più, con i suoi viali alberati e pieni di vita. Qui, per intenderci, si trova la casa di Carrie Bradshaw di Sex and the city. Non lo nego, sono una delle fan più scatenate della serie. Non ero l’unica a guardare il suo palazzo con un sorriso ebete (al 66 di Perry Street, anche se nella serie lei dice di abitare nell’Upper East Side). Ci sono un sacco di negozi, bar, ristoranti, e per chi ama il jazz consiglio di andare al 55 bar al 55 di Cristopher Street (a un passo dalla omonima fermata della metro). Dalle 19 circa si può ascoltare buona musica bevendo solo una consumazione e lasciando qualche mancia. Dopo cena seguono concerti a pagamento.

4 – Top of the Rock, il tetto del mondo
Non si può non vedere New York dall’alto. Tanti scelgono la vista dall’Empire State Building perché ha più piani, ma per me New York è l’Empire State Building, quindi non potevo pensare al panorama senza la sua icona. Così ho optato per la terrazza Top of the Rock del Rockefeller Center, poco distante e dove tra l’altro c’è meno coda. Consiglio di andare prima del tramonto (fate i calcoli, bisogna fare la fila per prendere il biglietto e da lì ti danno l’orario in cui puoi salire sulla terrazza, io ho dovuto aspettare un’ora). Quello che si vede da lassù è talmente bello da sembrare irreale. Non ci sono parole per descriverlo, bisogna solo prendere l’ascensore e salire in paradiso!

5 – East Village, la Berlino newyorkese
Molto meno turistica rispetto al resto della città e senza attrazioni particolari, questa zona conserva ancora il fascino della sua turbolenta storia multiculturale e del suo passato bohémien. Quella che sfodera è un’atmosfera da vita di quartiere più a portata d’uomo. Un tempo piuttosto pericoloso e abitato dai meno abbienti, l’East Village nel corso degli anni è stato riqualificato (e gentrificato, purtroppo). In Alphabet City per me è iniziata una vera e propria caccia al tesoro: da una parte i bellissimi murales, dall’altra i Community Gardens, piccoli appezzamenti di terreno abbandonati tra un edificio e l’altro, che i residenti hanno trasformato con amore in giardini pieni di fiori, piante, sculture e aree per bambini.

Libere di essere se stesse
Ma New York è infinitamente più di queste cinque tappe. È l’atmosfera alla Woody Allen dell’Upper East Side, è una messa gospel ad Harlem, è un viaggio in traghetto con i pendolari di Staten Island. New York è chiacchierare con un’insegnante di fotografica sfogliando un libro allo Strand Bookstore, è il profumo dell’Asia a Chinatown. New York è vedere “Ritorno al futuro” insieme a centinaia di persone a Bryant Park, è il mercato delle pulci a Williamsburg, è la lacrima di fronte al Memorial 9/11.
Quello che ho apprezzato di più di questa città è il fatto che nulla sia banale. Qui ho avuto l’impressione, come in nessun altro posto, che si possa veramente essere se stesse, perché nessuno ti giudica e a nessuno frega niente di come ti vesti o di come ti pettini. Ci si può esprimere senza paura. È come se in questa moltitudine di razze, di ricchezza e povertà, nessuno segua uno stile se non il proprio. La sensazione che mi ha lasciato New York è quella di aver toccato il cielo con un dito, e aver capito che non è poi così in alto come sembra.


CONSIGLI DI VIAGGIO

Visto
Se il soggiorno non supera i tre mesi, prima di partire è necessario richiedere online l’autorizzazione ESTA. Basta collegarsi  a questo sito e pagare 14 dollari (la validità è di due anni).

Volo
Ho volato con la American Airlines, partendo da Milano Linate e facendo scalo a Londra per poco più di un’ora. Per spendere il meno possibile ho dovuto prenotare 4 mesi prima, mai successo in vita mia! Da Milano potevo anche prendere un diretto della Emirates, ma costava 100 euro in più e partiva da Malpensa (quindi altri soldi per il treno). Sono atterrata all’aeroporto John F. Kennedy a Queens, e sono ripartita da Newark-Liberty nel New Jersey. La distanza da Manhattan è più o meno è la stessa. Da e per l’aeroporto ho prenotato un posto con Supershuttle, un fantastico servizio di navette che per poco più di venti dollari mi ha portato sotto casa e lì è venuto a riprendermi con grande puntualità. Il taxi è troppo caro, e con la metropolitano e altri mezzi probabilmente ci avrei messo un’eternità.

Metropolitana
Ci sono mille linee ed è facile perdersi all’inizio. Soprattutto state attente al treno che prendete: deve essere un local che fa tutte le fermate segnate sulla mappa, altrimenti se salite su un express come me vi trovate a metà Harlem senza manco accorgervene! Nel week end poi vengono sospese delle fermate per lavori o altro. Insomma, tenete le orecchie aperte per sentire gli annunci, e chiedete conferma agli altri passeggeri se non siete sicure (ho sempre incontrato gente che mi ha dato volentieri una mano). La metropolitana funziona 24 ore su 24, e per i tragitti che ho fatto io a Manhattan l’ho trovata particolarmente sicura anche a tarda ora (in realtà non l’ho mai presa dopo mezzanotte, stramazzavo a letto prima, la mia comunque era una zona sicura).

Guida
Oltre alla Lonely Planet, se avete il budget limitato consiglio di prendere la guida “New York low cost” che dà un sacco di dritte, dall’ingresso gratis nei musei ai mercatini delle pulci, dallo yoga al parco fino agli aperitivi abbordabili nei rooftop bars.

Dove mangiare
Per mangiare a poco si trova di tutto, con il rischio però di lasciarci il fegato. In suo soccorso vengono molti ristoranti che a pranzo fanno menù a metà prezzo per i lavoratori, quindi con 10 dollari te la cavi, la sera invece bisogna un po’ ingegnarsi, oppure se si può cenare a casa.

CONSIGLI LETTERARI
Tornata in Italia è partita l’ossessione: oltre a riguardarmi tutti gli episodi di Sex and the city (dove New York è davvero New York) ho letto praticamente solo libri ambientati nella Grande Mela, non ero ancora pronta per tagliare il cordone ombelicale. Ecco i migliori:
– “La venticinquesima ora” di David Benioff (uno dei libri più belli mai letti)
 “Questo bacio vada al mondo intero” di Colum Mccann (idem come sopra)
“Follie di Brookyn” di Paul Auster:
 “Carol” di Patricia Highsmith:
 “Ragtime” di Edgar Doctorow:
 “Jazz” di Toni Morrison

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