Un viaggio verde Laos (parte 2)

Clicca qui per guardare la mappa

Pronte per proseguire con il viaggio in Laos? Eravamo rimaste a Luan Prabang, l’antica capitale: dopo averle detto addio a malincuore, ho preso un minibus verso Vang Vieng, località conosciuta per la bellezza dei suoi paesaggi e per la possibilità di fare sport estremi. Il fiume che l’attraversa, il Nam Song, attira chi ama fare kayak, rafting e tubing (che consiste nel farsi trascinare dalla corrente appollaiati su grandi camere d’aria a forma di ciambella). Non ero molto sicura della meta perché negli ultimi anni si era guadagnata una cattiva fama per i suoi rave allucinanti, alcol e droghe a profusione e musica a tutto volume fino all’alba, tanto da diventare una tappa imperdibile per gli sballoni occidentali. Se avessi voluto catapultarmi in un delirio simile sarei andata a Rimini senza farmi 12 ore di volo. Così ho mandato in avanscoperta il mio amico olandese, che mi ha subito scritto di raggiungerlo perché Vang Vieng non era più quella di una volta, anzi era proprio andata in pensione! Dopo l’ennesimo turista morto nel fiume (fare rafting quando si è strafatti non è buona cosa), la mecca dello sballo si è data una calmata, tornando a un divertimento più sano.

Infatti, di tempo per annoiarsi non ce n’era! Di giorno facevo escursioni in bicicletta con dei ragazzi conosciuti appena arrivata: si pedalava lungo strade sterrate in mezzo alle risaie, attraversando villaggi con case di paglia dove la gente ti salutava con un sorriso. In agosto gli acquazzoni sono nella norma, così si finiva spesso bagnati fradici o ricoperti di fango, ma quando finalmente si raggiungevano le bellissime cascate e le lagune dove fare il bagno, si dimenticava tutto il resto. La sera poi si cenava in uno dei tanti bar/ristoranti lungo il fiume, con una vista spettacolare sulle formazioni carsiche.

Le bombe di una guerra mai dichiarata
Anche lasciare Vang Vien è stato difficile, soprattutto perché il mio viaggio stava arrivando al termine. Con un pullman sono andata nella capitale, Vientiane, per salutare un mio amico che vive lì, un ragazzo tedesco conosciuto in Thailandia anni prima. Non è assolutamente paragonabile a Luan Prabang, ma anche questa città, attraversata dal Mekong, ha il suo fascino. Anche qui spicca il particolare mix fra eleganza francese e calore tropicale.
Il mio amico, prima di farmi fare un tour alcolico di Beerlao per i vari locali, mi ha portato al COPE Visitor Centre. COPE è una Ong che fornisce assistenza medica a chi ha subito gli orrori della guerra, in particolare arti artificiali e sedie a rotelle. Sì perché gli Stati Uniti ai tempi del conflitto con il Vietnam hanno bombardato talmente tanto il Laos da fargli guadagnare il triste primato di paese con il più alto numero di bombe per abitante, molte delle quali ancora inesplose. Il tutto senza avergli mai dichiarato guerra. I documentari e le varie mostre sono un pugno nello stomaco. Si spera sempre che dagli errori del passato si possa migliorare. Speriamo davvero. La sera dopo sono partita in treno alla volta di Bangkok.

L’invidiabile flemma laotiana
Quello che posso dire del Laos è che sono davvero rimasta colpita dalla gentilezza del suo popolo, e dal clima di calma e relax che si respira a pieni polmoni. In Laos non ho trovato quella caccia al turista tipica di altri paesi del Sud-Est, sia perché probabilmente non è nell’indole del suo popolo, sia perché sta uscendo ora da un isolamento culturale che lo ha caratterizzato per anni. L’ambiente incontaminato, la vita rurale e le tradizioni ancora vive sono sì una grande attrattiva per i turisti, ma anche il risvolto meno piacevole della medaglia: tra i paesi più poveri al mondo, il Laos ha un governo che teme l’apertura verso l’esterno e tiene sotto controllo la vita dei suoi abitanti. Lungi da me fare un’analisi approfondita delle condizione socio-politiche del paese, ma chi vuole fare un viaggio e non una semplice vacanza non può tapparsi gli occhi e limitarsi a bere una birra vista fiume. Direi quindi che, con tutte le difficoltà che hanno affrontato e affrontano tutt’ora, l’amabilità dei laotiani è ancora più speciale.


CONSIGLI DI VIAGGIO
Il visto per il Laos l’ho fatto direttamente in aeroporto al mio arrivo. Come per quasi tutti i miei viaggi in Indocina, esclusa la Malesia dove ho volato con la Singapore Airlines, ho scelto la Emirates, con cui sono arrivata a Bangkok dopo aver fatto scalo a Dubai.
Il Laos è abbastanza noto per non spaccare il minuto per quanto riguarda i trasporti, la loro flemma è a 360°. Niente di grave, solo per non farvi andare in ansia se amate la puntualità. Ad ogni modo: lasciate ogni fretta, voi ch’entrate.
Nel mio viaggio in treno verso la Thailandia ho preso una cuccetta (come sempre dal prezzo super economico), e devo dire che per noi donne è davvero sicura perché non è chiusa in uno scompartimento come in Italia ma resta lungo il corridoio: semplicemente, a una certa ora passa un addetto che sposta i sedili per creare il letto, tu tiri la tenda e sei a posto. Consiglio la cuccetta più bassa (ce ne sono due, una sopra l’altra) perché hai più spazio ed è comodissima. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...