Paura di uscire di casa? No grazie

Quei teli color blu che coprono i morti sul lungomare di Nizza sembrano lacrime, tante lacrime. Una serata che per decine di persone, uscite per prendersi un gelato, fare una passeggiata o bere qualcosa guardando i fuochi d’artificio, non è stata una delle tante, ma è stata l’ultima.
Sono stanca di questi attentati, del clima di terrore, di chiedermi ogni volta se in quel posto martoriato c’è qualcuno da contattare per sapere se è vivo o morto.
E la gente che si incazza con Facebook perché solo per la Francia e il Belgio è stata creata la bandiera con cui modificare la foto del profilo. Una guerra tra poveri.
La triste verità è che a questi attentati ci stiamo facendo l’abitudine, e forse una scorza per non cadere nel panico.
Io questo panico lo rifiuto. Voglio credere che statisticamente rischio più la vita andando ogni giorno in bicicletta per Milano che prendendo un aereo. A volte delle strane coincidenze mi fanno pensare che sia tutto scritto, che ci sia un destino segnato per cui, zigzagando o andando in linea retta, è lì che si arriva.
Forse me la sto bellamente raccontando, o forse è semplicemente il mio modo per difendere quella felicità che mi concedo appena posso: viaggiare. Certo non vado in Siria zaino in spalla per un tour, ma non voglio limitarmi nel fare quello che amo di più. Anche perché ormai dovremmo aver paura a fare tutto ovunque: prendere la metropolitana, andare a un concerto, camminare per la strada. Un’esistenza di merda così non la reggerei, preferisco vivere.

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