Un viaggio verde Laos (parte 1)

Su un battello, navigando lungo il Mekong, mi sono addentrata in un paese dalla natura incontaminata, dove il tempo trascorre con incantevole lentezza e il senso di relax è senza ritegno. Benvenute in Laos!

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Il Laos è stato il mio ultimo (per ora) viaggio in Indocina. Ero attratta da questa terra perché mi era stata descritta come incredibilmente lussureggiante, lontana dal tempo e dalla frenesia del mondo. Ho voluto seguire il consiglio che mi hanno dato in tanti, e che suonava così romantico: “Entra nel paese passando dalla Thailandia, e viaggia in barca lungo il Mekong fino all’antica capitale”. E così ho fatto.
Atterrata a Bangkok, sono andata a Chang Rai, città all’estremo Nord a pochi chilometri dal confine, e da lì a Huay Xai: finalmente Laos!

Fluttuando lungo il Mekong
La tappa successiva era Luang Prabang, l’antica capitale reale. Per raggiungerla si può andare anche via terra, ma il fascino della navigazione lungo il Mekong non lo batte certo un pullman, pur veloce che sia. Le opzioni in questo caso erano due: un viaggio di un solo giorno in speedboat, piccola imbarcazione per pochi passeggeri, oppure uno di due giorni su una slowboat, un battello decisamente più confortevole. Ho scelto senza pensarci un attimo la seconda opzione, anche perché la prima me l’avevano sconsigliata più che caldamente: viaggi quasi senza sosta e alla velocità della luce, seduta e strizzata in mezzo ad altri poveri disperati in una posizione scomodissima (con le ginocchia praticamente in bocca).
E finalmente il viaggio, quello vero, poteva iniziare! In pochissimi minuti il battello si è addentrato nella natura più incontaminata. Amante dei viaggi sui fiumi, ho passato tutto il tempo a guardare il panorama in una condizione di totale beatitudine. Sulle sponde si vedevano solo piccoli villaggi sparsi qua e là, alle loro spalle colline ricoperte da una fittissima vegetazione. Ho avuto la fortuna di vedere il paesaggio sia immerso in una poetica nebbia, con tanto di improvvisi acquazzoni tropicali, sia risplendere di un verde smeraldo grazie al cielo tersissimo. Per la notte abbiamo fatto tappa a Pak Beng, un piccolo villaggio nel bel mezzo della giungla. La vista sul fiume era a dir poco spettacolare, ma di notte il buio era fittissimo. Per dormire consiglio di scegliere con calma la guesthouse una volta arrivati invece di prenotare una stanza direttamente sul battello (è più caro e non si sa dove si va a finire). La scelta è varia e i prezzi anche.

Il fascino impalpabile dell’antica capitale
Ripartiti la mattina successiva, dopo circa sei ore siamo arrivati a Luang Prabang, patrimonio dell’UNESCO.
In tutti i miei viaggi in Asia penso sia una delle città che più mi ha colpito, ha un fascino disarmante. È il biglietto da visita perfetto del Laos, perché racchiude in sé quella caratteristica che lo rende tanto speciale: l’atmosfera rilassata in cui il tempo trascorre con una lentezza inebriante. Il centro storico si trova su una penisola bagnata da un lato dal Mekong e dall’altro dal fiume Nam Khan. Le guesthouse non si contano, non vale nemmeno la pena cercare sulla guida: si entra, si vede la camera e si sceglie. Ce n’è per tutte le tasche, anche se i prezzi sono un po’ più alti rispetto alla media.

Quello che colpisce di questa antica capitale è come l’eleganza del colonialismo francese si sposi a meraviglia con il sapore dei tropici. In sé la città non ha luoghi di particolare interesse, ma solo passeggiare lungo le sponde dei fiumi, dove ci sono deliziosi negozietti di artigianato e invitanti caffè, fa passare la voglia di partire. E infatti sono rimasta ben sei giorni, una rarità per me, che in genere dopo tre notti al massimo ho già comprato il biglietto per la prossima tappa. Addirittura sono riuscita ad avere un’abitudine: ogni sera prima di cena andavo all’Utopia, un locale che mi ha incantato come nessun altro. Si tratta di un bar/ristorante immerso in un giardino tropicale. Nella parte finale si trova una piattaforma di legno a ridosso del fiume Nam Khan, con una vista mozzafiato. E così mi abbandonavo tra i cuscini, mangiando patate fritte, bevendo Beerlao (la birra locale) e perdendomi in quel meraviglioso panorama. Persino il mio cervello tra quelle palme silenziose ha trovato la pace. Il Laos è proprio questo, un luogo in cui è tremendamente facile concedersi quei piccoli piaceri che rendono le giornate speciali.

In groppa all’elefante
Nonostante il senso di relax disarmante, ho trovato la forza per abbandonare per qualche ora Luang Prabang e concedermi un paio di visite turistiche fuori porta. Ho visitato le cascate di Kuang Si: sono spettacolari, assolutamente da non perdere. Io sono andata in scooter con un mio amico olandese (conosciuto a Chang Rai e con cui ho condiviso dei tratti di viaggio) altrimenti basta rivolgersi, spendendo di più, a una delle tante agenzie che organizza il tutto.

Poi, esperienza bellissima, ho visitato un centro di recupero per elefanti, è un ricordo che conservo nel cuore. Questo animale per moltissimo tempo è stato il simbolo del Laos, si narra ce ne fosse un milione, mentre ora ne sopravvivono poco più 2.000 di cui la metà in cattività. Ho potuto montare l’elefante direttamente sedendomi sul suo collo, e aiutata da mahout (chi lo addestra e se ne prende cura) abbiamo fatto il bagno insieme nel Mekong. Sembrava di nuotare in una zuppa di miso, ma con mia grande sorpresa (in quanto cagionevole donna occidentale) non sono stata infestata da nessun parassita tropicale.
La mia villeggiatura da signora per bene nell’antica capitale era ormai volta al termine: ad attendermi c’era Vang Vieng, la mecca dello sballo laotiano… ero davvero pronta a lasciare tanta pace?! Ve lo dirò nella seconda parte dell’articolo.

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