Due continenti sotto il cielo di Istanbul

29 giugno 2016
Ho scritto questo articolo su Istanbul qualche giorno fa. Pensavo di pubblicarlo più avanti, ma penso che nessun giorno sia migliore di questo. La città sanguina per un attacco terroristico in aeroporto, piange i suoi morti, e io rispondo celebrando la sua infinita bellezza. Non ho modificato l’articolo dopo questa disgrazia, perché voglio parlare di Istanbul, come di qualsiasi altra città ferita dal terrorismo, con la felicità e la gioia che merita. La paura di uscire dai confini del mio paese la lascio ad altri.                                      _________________________________________________________

Chiese, moschee, sinagoghe. Un lato europeo, uno asiatico. Istanbul è proprio questo, un crocevia millenario di culture in cui la vera bellezza è la straordinaria eterogeneità.

 
Istanbul… il suo fascino esotico disponibile a sole due ore di volo mi attirava sempre più. Ero curiosa di visitare l’unica città al mondo divisa tra due continenti, con un piede in Europa e uno nella mia amata Asia. Potete immaginare la felicità quando ho dovuto andarci tre giorni per lavoro, e il tripudio di gioia quando ho potuto posticipare il rientro per avere un week end tutto per me!
Istanbul nei miei pensieri ha sempre rappresentato un approccio sicuro al Medio Oriente e al mondo musulmano che tanto mi incuriosisce. Ci sono stata nella primavera del 2013, un periodo piuttosto tranquillo, prima degli scontri di piazza Taksim e soprattutto prima dalla terribile disgrazia dei rifugiati siriani e degli attacchi terroristici.
Così, dopo tre giorni passati a lavorare chiusa in una fiera, ho preso un bel tram che, dall’albergo a 4 stelle con Spa inclusa (pagato dall’azienda), mi ha portato in un pittoresco albergo in pieno centro storico per 20 euro a notte e il bagno in comune (pagato da me). Finalmente libera di girare per la città!

Un’immensa distesa di ricchezza culturale
Quello che mi aspettava era un vero e proprio tour de force. Difficile affrontare Istanbul: 15 milioni di abitanti, una superficie di oltre 5.000 chilometri quadrati distribuiti su 7 colline, quasi 30 distretti… e solo 2 giorni a disposizione. Avendo così poco tempo, mi sono dovuta limitare alle zone più turistiche del lato europeo, Sultanahmet (patrimonio dell’UNESCO) e Beyoglu. Ma Istanbul è molto, molto altro. Non avendo mai visitato da sola una città così grande ero un po’ intimorita, ma devo dire che come sempre bastano le solite cautele e tutto va via liscio come l’olio.
Per farsi un’idea di Istanbul bisogna prima di tutto capire che non è una semplice città, ma un insieme di città che cambia rapidamente da un quartiere all’altro, sia dal punto di vista architettonico che sociale. Da secoli musulmani, cristiani ed ebrei convivono nelle sue strade, donandole quella preziosa eterogeneità che tanto la caratterizza. Ho così scoperto una Istanbul orgogliosa della sua storia e della sua ricchezza culturale, una città di mare in cui tutto va e tutto viene, una città genuina, tradizionalista ma aperta al nuovo, incredibilmente caotica ma costellata di oasi di pace.

Nella terra dei sultani
Quando mi sono trovata di fronte al panorama del Corno d’Oro, porto naturale che dà sullo Stretto del Bosforo, dominato dai minareti di moschee con secoli e secoli di storia alle spalle, sono rimasta a bocca aperta. Istanbul mi incuteva un certo rispetto, era lei quella Bisanzio e quella Costantinopoli di cui avevo studiato la storia sui libri di scuola. E in quel momento mi sono sentita davvero in terra straniera (finalmente). Parliamo infatti di una città un tempo governata da sultani ottomani, dove durante la giornata si sentono i muezzin richiamare i fedeli alla preghiera, dove si incontrano donne avvolte in lunghe vesti nere che mostrano solo gli occhi.

Attente a quei Bazar!
Non sto a descrivervi la bellezza degli innumerevoli monumenti storici di Istanbul, dalla Moschea Blu ad Aya Sofya fino al Palazzo Topkapi, sul web trovate descrizioni molto migliori di quelle che farei io. Vi racconterò del mio tour partendo dal cuore pulsante della Città Vecchia: il Gran Bazar, un labirinto di stradine sovrastato da bellissime volte dipinte, e costellato da decine e decine di negozi. Qui vengono freneticamente messi in mostra i prodotti tipici, dalle ceramiche ai tessuti, dai gioielli ai tappeti. Anche se è ormai modellato su misura per i turisti, il Gran Bazar permette di respirare la laboriosa atmosfera del commercio orientale. Per qualsiasi acquisto preparatevi a una lunga ed estenuante contrattazione, spesso addolcita da un buon çay, il tè nero turco tradizionale di cui vado pazza. Se si fa attenzione ai piccoli passaggi ci si può infilare negli han, caravanserragli che ora ospitano laboratori artigianali, un tempo rifugio di viaggiatori con il loro seguito di animali e bagagli.
Altri bazar da non perdere sono il vicino bazar dei libri, e quello delle spezie poco lontano dal porto di Eminönü, crocevia di traghetti e barche per turisti che partono senza sosta.

Il quartiere cosmopolita
Attraversando il ponte Galata si arriva a Beyoglu, il quartiere più trendy di Istanbul e fulcro della vita notturna. Per secoli prediletto dagli europei e sede di ambasciate, non vanta tutte le attrazioni di Sultanahmet ma, a parte la tremendamente commerciale Istiklal Caddesi, una delle vie più famose per lo shopping dell’intera città, trovo sia un quartiere assolutamente da esplorare. Armatevi di buon fiato visto peché in certi tratti le salite sono piuttosto ripide. Ci sono graziosissimi bar in cui non fermarsi a bere un çay è davvero un peccato, oltre a gallerie d’arte e incantevoli negozi vintage. In particolare mi sono innamorata di un negozio che vendeva francobolli: l’anziano proprietario stava seduto a una scrivania a chiacchierare con i suoi anziani amici. Non capivo ovviamente nulla di quello che dicevano, ma discutevano con serietà di chissà quali argomenti davanti alle loro tazze di tè, sorridendo ogni tanto per la mia faccia in visibilio.

A tu per tu con la vera Istanbul
Ma di tutti i quartieri che ho visitato, quelli che più in assoluto mi sono entrati nel cuore sono Fatih, Fener e Balat. Per assurdo sono snobbati dalle guide, nonostante siano tra i più storici e caratteristici di Istanbul, con una moltitudine di chiese, moschee e con la sinagoga più antica della città. Il lato positivo è la tranquillità di cui si gode, lontani dal traffico e dalla bolgia di turisti. Qui si trovano le tipiche case in legno del periodo ottomano, con file di panni stesi al sole ovunque, e bambini che giocano a calcio per le ripide strade. Per visitarli basta prendere un bus da Eminönü e scendere dopo poche fermate. Ci si trova a vagare in un dedalo di viuzze in cui si alternano continue discese e salite, case finemente restaurate e palazzi fatiscenti, il tutto in una convivenza di bellezza e degrado. In particolare, Fatih è un quartiere piuttosto conservatore dal punto di vista religioso, per cui consiglio di coprire almeno le gambe se si va in estate. In realtà ho visitato questi quartieri quando sono tornata con le amiche per fare un giro più ampio in Turchia. Non abbiamo fatto brutti incontri, ma può darsi che da sole non ci si senta a proprio agio, c’è poca gente per le strade e non parla inglese. Come sempre consiglio di affidarsi al proprio istinto per capire se ci si può muovere in tranquillità.

È l’ora del çay
Per concludere, Istanbul mi è piaciuta anche perché mi sono sentita una bevitrice di tè socialmente accettata! In Turchia ogni occasione è buona per bere questa bevanda e non solo caffè. È possibile infatti sedersi in uno dei mille bar per gustarsi il çay, in piccole tazze a forma di tulipano, servito con minuscoli cubetti di zucchero e niente altro.
Se decidete di andare a Istanbul, vi consiglio di trovare un luogo tranquillo dove sorseggiare il tè e guardarvi attorno: i visi dei turchi sono molto intensi e profondi, come se avessero una storia d’altri tempi da raccontare, proprio come la loro città.


CONSIGLI DI VIAGGIO
Per quanto riguarda i voli, io ero andata con la compagnia low cost Pegasus Airlines, altrimenti si può guardare anche la Turkish Airlines ma non è molto economica. Ora so che c’ anche la Aegean Airlines.
L’aeroporto internazionale di Ataturk è direttamente collegato al centro della città dalla linea metropolitana. Per il rientro vi consiglio di andarci con 3 ore di anticipo perché i controlli sono piuttosto lenti.

 
Libri
Da leggere assolutamente “La bastarda di Istanbul” di Elif Shafak, un’autrice che amo molto, in cui a fare da sfondo alla storia c’è il genocidio degli armeni. Sempre suo è “Il palazzo delle pulci”. Bellissimo, ma ambientato in un’altra parte della Turchia e in tutt’altra epoca, il mistico “Le quaranta porte”.
Mi sono ripromessa di leggere anche “L’istituto per la regolazione degli orologi” di Ahmet Hamdi Tanpinar, ma ancora mi manca.

 

 

 

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Motta Margherita ha detto:

    Molto interessante il tuo blog. Brava per quello che fai e per quello che condividi.

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    1. Grazie mille Margherita! Prendo due piccioni con una fava: scrivo di quello che amo e mi rendo utile alle marziane come me 😉

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  2. Valeria Mundo ha detto:

    Instanbul è la città più misteriosa che io abbia mai visitato. Trovarsi sospesi tra due continenti è davvero unico.

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    1. Che emozione stranissima vero? L’hai provata anche tu? Non sai quanto ci tornerei, per andare anche nella parte asiatica e nei quartieri meno turistici, per proseguire poi sulla costa della Turchia… purtroppo il momento non è dei migliori 😦

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